I rischi degli elettrodomestici “smart”
PAVIA Si può portare un frigorifero in giudizio? Fare un processo ad una lampadina? Non ce n'era mai stata la necessità, ma oggi, con la diffusione dell'Internet delle cose, forse bisogna iniziare a chiedere alla legge di prendere provvedimenti, perché, forse, anche gli oggetti possono trasformarsi in delinquenti. Illustrerà come ciò potrebbe accadere il convegno "Vostro onore sono il frigo! L'IoT alla sbarra", organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Pavia ed ospitato oggi dalle 9 alle 17.30, dal collegio Ghislieri. «Finora, abbiamo sempre considerato solo i computer, in quanto collegati ad internet, come possibili vittime di abusi informatici – spiega Romano Oneda, docente di Informatica giuridica e coordinatore scientifico del convegno – ma ci dimentichiamo che siamo circondati da tantissimi oggetti "intelligenti", cioè programmabili ed in grado di comunicare e ricevere informazioni perché connessi ad una rete, in ogni angolo della casa e persino fuori. La loro presenza, da una parte, ci è comoda e ci consente di evitare certi compiti facilitandoci l'esistenza, dall'altra, è minacciosa e il motivo è che, se anche uno solo di questi oggetti fosse vittima di hackeraggio, allora rischierebbe di infettare tutti gli altri strumenti ad esso collegati». Facciamo l'esempio delle lampadine intelligenti, quelle che possono essere gestite e controllate da smartphone e tablet grazie alla connettività del Wi-Fi. È stato fatto recentemente uno studio, dice Oneda, che ha dimostrato che, se un drone compromettesse un'unica lampadina, allora potrebbe arrivare a ogni altra della casa, addirittura di un quartiere, e provocherebbe il verificarsi di una reazione a catena per cui addirittura una città come Parigi potrebbe essere completamente "comandata" dai capricci delle lampadine. Potrebbero spegnersi all'improvviso, accendersi, rendersi inefficaci. Questo porterebbe non solo fastidi domestici ma anche danni pubblici, ad esempio negli ospedali, dove la luce serve per salvare delle vite. «In tale discorso s'inserisce la giurisprudenza – aggiunge il coordinatore – perché qualunque oggetto, nel momento in cui diventa "intelligente", può essere indirizzato al bene o al male. Così, se un'automobile a guida automatica investisse qualcuno, chi dovrebbe rispondere dell'incidente? Lo stesso varrebbe, banalmente, per un frigorifero in una farmacia: se da solo decidesse quando i farmaci sono scaduti o quando rifare l'ordine, se venisse infettato da un virus e somministrasse i medicinali sbagliati, di chi sarebbe la colpa? Dell'hacker o del programmatore che non ha difeso abbastanza il software? La sfida sta nel trovare delle leggi, per ora inesistenti, capaci di obbligare a vincoli nella costruzione degli strumenti in rete». (g. cur.)