Il gesto disperato spiegato in una lettera
di Adriano Agatti wSANT'ALESSIO Una lettera scritta a mano e indirizzata ai familiari per spiegare i motivi dell'omicidio del figlio disabile e del suo suicidio. È di Francesco Sali, l'agricoltore che aveva 80 anni e abitava nella villa di via Privata Roma di fronte all'ingresso dell'oasi. Con alcuni colpi di revolver ha ucciso il figlio Carlo, un 50enne disabile dalla nascita. La lettera, una specie di manoscritto, è stata trovata dalla stessa moglie Luisa Scevola al rientro a casa dopo la messa di domenica mattina. L'agricoltore, disperato soprattutto per il grande amore che aveva per il figlio e per i familiari, ha spiegato di non farcela più a continuare con quella vita di sofferenza e di temere per il futuro del figlio (le cui condizioni peggioravano di settimana in settimana) e dei familiari. E così, nel suo piano di mettere fine alle sofferenze giornaliere, ha posto l'ultima parola sulla vita del figlio e sulla sua. Tra l'altro, Francesco Sali era malato e, da alcuni anni, era costretto a muoversi su una sedia a rotelle dopo alcuni interventi chirurgici all'anca. Il manoscritto è stato sequestrato dai carabinieri ma, chiusa l'inchiesta, sarà restituito alla moglie Luisa Scevola. Una donna che, ancora sconvolta dalla tragedia che ha colpito la sua famiglia, è ospite a casa dei familiari sempre a Sant'Alessio. La coppia aveva una seconda figlia, Daniela, che abita vicino alla villa e che ormai da tempo sta seguendo l'attività dell'azienda agricola. Una tragedia che ha destato enorme impressione non solo a Sant'Alessio ma anche nei paesi vicini dove Francesco Sali era molto conosciuto. L'uomo era originario di Sant'Angelo Lodigiano ma da quasi quarant'anni abitava nel Pavese. Intanto i carabinieri della compagnia di Pavia stanno concludendo le indagini anche se quello che è successo dentro la villa non ha margini di incertezza. Il revolver dovrà essere analizzato nei laboratori del Ris di Parma per avere la conferma che abbia esploso i colpi costati la vita a due persone. Nel frattempo il sostituto procuratore della repubblica di Pavia Morena Susi sta completando gli accertamenti per restituire i corpi ai familiari per lo svolgimento dei funerali. Il magistrato non avrebbe ancora disposto l'autopsia. La tragica vicenda era avvenuta, domenica mattina poco prima delle undici, nella villa di via Privata Roma proprio di fronte all'ingresso dell'oasi di Sant'Alessio. Francesco Sali, il facoltoso agricoltore con proprietà terriere non solo a Sant'Alessio ma anche in altri comuni della zona, era rimasto solo in casa con il figlio Carlo. La moglie, Luisa Scevola, la badante ucraina e altri parenti (abitano tutti a poche decine di metri dalla villa della tragedia) erano andati a messa. Probabilmente l'anziano agricoltore aveva già studiato il modo per mettere fine alle sofferenze del figlio Carlo e dei familiari. Era un appassionato di armi: teneva nella villa fucili e pistole regolarmente denunciate alla stazione carabinieri di Lardirago. Era titolare di un porto d'armi per detenzione e quindi poteva tenere le armi solo in casa. L'agricoltore aveva così impugnato un revolver ed era entrato nella stanza del figlio che era sdraiato a letto. L'uomo era deciso ad uccidere e forse era stato proprio lui a convincere la moglie e la badante ucraina ad andare insieme a messa. In genere una delle due presenziava alla celebrazione del sabato pomeriggio a Lardirago proprio per non lasciare Carlo solo in casa con il padre ormai non più autosufficiente. Francesco Sali aveva esploso due o tre colpi contro il figlio che era morto all'istante. Poi si era seduto sul letto e si era tolto a sua volta la vita. I corpi erano stati trovati dalla moglie Luisa al rientro dalla messa. L'allarme era stato immediato e, sul posto, erano arrivati sia il personale del 118 che i carabinieri della compagnia di Pavia.