Carapelli, gli spagnoli trattano
di Roberto Lodigiani wVOGHERA Deoleo è pronta a intavolare una trattativa per la cessione dello stabilimento Carapelli di Inveruno e il ministero dello Sviluppo economico si è impegnato ad avviare uno «scouting», un sondaggio nel mondo dell'imprenditoria per capire se c'è un soggetto o una cordata interessata all'affare. Spunta, intanto, l'ipotesi di un anno di cassa integrazione straordinaria a tutela dei lavoratori durante il periodo di transizione da una proprietà all'altra, che però non sembra entusiasmare la multinazionale spagnola dell'olio d'oliva. Queste le ultime novità della vertenza che interessa direttamente 40 lavoratori vogheresi (25 operai, 15 impiegati), trasferiti nel 2012 dal sito locale di via Amendola (ex Minerva Oli) a quello nell'hinterland milanese oggi minacciato di chiusura. Ieri si è svolta l'assemblea di fabbrica, dopo l'incontro del giorno precedente al Mise e in vista del nuovo appuntamento in Regione, fissato per la prossima settimana. Il tavolo di confronto a Roma ha fatto registrare l'apertura al dialogo di Deoleo, rispetto al pressing di sindacati, governo e istituzioni contro la dismissione dello stabilimento. Le parti torneranno a incontrarsi nella capitale il 28 novembre, mentre anche il round in Regione servirà a capire se ci sono margini effettivi per una prosecuzione dell'attività produttiva e per il ricorso agli ammortizzatori sociali: cigs o altri strumenti di legge. Ma è anche corsa contro il tempo, perchè a gennaio scadrà la procedura di mobilità e a quel punto, senza una soluzione alternativa, scatteranno i 98 licenziamenti programmati da Deoleo sul totale di 136 addetti (il piano degli spagnoli prevede, infatti, lo stop al reparto di produzione e il mantenimento dei soli uffici commerciali e finanziari). «In assemblea – spiega Marco Crevani, uno dei lavoratori vogheresi di Carapelli – è stato fatto il punto della situazione, che resta fortemente critica anche se qualche spiraglio positivo sembra aprirsi». Al momento, non sono in programma scioperi o altre iniziative di protesta, che forse sarebbero addirittura controproducenti vista la fase delicatissima della trattativa. Ma ai dipendenti di Inveruno non è sfuggito il controsenso di un piano industriale che ridimensiona la produzione proprio nel momento in cui a Carapelli e agli altri due marchi nazionali di olio Bertolli e Sasso tornano a schiudersi le porte del ricco mercato cinese, dopo l'intesa raggiunta tra l'Italia e le autorità di Pechino. Un business annuo da 45 milioni di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA