Correre per 165 km nel deserto

PAVIA Correre lungo la via della Seta: la Oman Desert Marathon è una gara a piedi di 165 km in completa autosufficienza, attraverso il deserto dell'Oman, sei tappe di 21 km, 25 km, 28 km, 29 km, 42 km e 20 km. Se non è una impresa, ci manca poco. «Temperature di giorno attorno ai 40 gradi e di notte il freddo intenso – spiega Mauro Fiorini, 49 anni, imprenditore di Pavia – camminavamo e cercavamo di correre affondando nella sabbia. Dura ma affascinante. Il prossimo traguardo? La Marathon Du Sables, nel Sahara». Mauro si è presentato in Oman forte di una esperienza di 39 maratone, 2 gare da 100 km, 2 Ironman, 2 mezzi Ironman, oltre a mezze maratone in quantità. «La gara partiva dall'oasi di Al Wasil a Bidiyah e terminava sulla spiaggia del mare di Arabia – continua l'atleta del Raschiani Triathlon Pavese – sei tappe, sei diverse prospettive di uno dei deserti più belli del mondo. Dune di ogni forma e dimensione, morbide e compatte, zone deserte intervallate a tratti con vegetazione. Di correre però non se parla, tranne i più forti». Il quarantanovenne pavese pensava da anni a questa corsa. Dopo qualche perplessità un anno fa si iscrive, anche se con poco allenamento per via di una tendinopatia che lo ferma per mesi. «Sono partito dall'acquisto del materiale base – spiega Fiorini – zaino, sacco a pelo, coltello, antiveleno e cibo liofilizzato, anche se ho incontrato un over 60 che aveva le macine del Mulino Bianco, vesciche al posto dei piedi ma ha concluso ogni tappa col sorriso». Per l'abbigliamento X-Bionic Fennec, speciale per il deserto, quindi sulle scarpe un velcro per far aderire le ghette ed impedire l'entrata della sabbia. «Già l'incontro all partenza con uno dei migliori atleti al mondo di lunga distanza Marco Olmo è stato emozionante – sorride Mauro – valanghe di consigli, oltre a quelli che mi aveva dato l'amico ed organizzatore Tommaso De Mottoni. In Oman primo impatto durissimo: scaliamo a piedi nudi una duna e il cuore impazzisce per lo sforzo. Le sensazioni sono buone». Sveglia alle 4.30 del primo giorno, colazione e via. «E' una delle tappe più dure, parto troppo forte e lo zaino da 10 kg., compreso un 1,50 litri d'acqua, pesa. Soffro la seconda parte con piccole dune e sabbia molle dove fatico il doppio. Dormiamo in 10 sotto una tenda, ci scambiamo il cibo, qualcuno ha portato grana, speck e carne secca. Dormire? Non se ne parla tranne qualche micro sonno e sarà così tutta la settimana». La seconda tappa inizia con una grande duna di sabbia, poi altre più piccole. «Alterno passo e corsa, bevo molto, consumerò circa 15 litri di acqua al giorno e alla fine inizia il lavoro dello staff medico, qualcuno è disidratato e tante vesciche. Ho capito come distribuire le forze e questo è fondamentale, tanto che chiuderò nono italiano e cinquantunesimo assoluto. Importante il sostegno dei familiari con cui chattavo grazie a una tv araba che filmava tutto». La quarta tappa è la più dura, km. 24 di sabbia soffice con un notevole dislivello. «La maratona al quinto giorno la affrontiamo di pomeriggio per chiuderla di sera, col fresco, in 7h50', tempo incredibile se paragonato alla strada. Nel deserto, però, con sabbia, caldo prima e freddo poi e gli zaini non è certo moltissimo. La tappa finale è un susseguirsi di emozioni, a metà vedevamo il mare e sulla spiaggia l'arco finale. Finire e tuffarsi è stato tutt'uno. La prima cena? Spaghetti olio e grana. Bellissima la festa finale, mentre dedicavo questa gara a mia moglie alle mie figlie». Maurizio Scorbati