Per Trump c’è il “nodo” Giuliani
di Andrea Visconti wNEW YORK Per Donald Trump quella bistecca con Bloody Mary martedì sera al ristorante 21 di New York è stata l'unica distrazione dopo ore e ore di consultazioni nella sua penthouse alla Trump Tower. Sta cercando di mettere insieme il suo governo mentre corre voce che i preparativi siano notevolmente indietro e guerre intestine stiano ritardando ulteriormente la composizione della sua squadra. «Tutto sta andando benissimo e sono solo io a sapere chi sono i finalisti», aveva twittato il neo-eletto presidente usando un linguaggio scherzoso più adatto a quando era protagonista in tivù di The Apprentice. In realtà persone vicine ai colloqui in corso sostengono che la situazione sia molto caotica. Ma per questo lo stesso Trump ha attaccato duramente il New York Times. A rendere difficili le decisioni c'è per esempio Jared Kushner, il genero di Trump che ha preso in mano la situazione e sta agendo sulla base di vendette personali. Escluso dalla prossima amministrazione chiunque abbia fatto torto al giovane Kushner quando suo padre Charles fu arrestato in New Jersey nel 2005 per evasione fiscale. Escluso anche chiunque non abbia dimostrato fedeltà a Trump in campagna elettorale e su questo fronte il più fedele è stato Rudy Giuliani. L'ex sindaco di New York aspira a diventare segretario di Stato ma contro questa nomina si sono opposti in tanti sostenendo che Giuliani sia del tutto incompetente in politica estera. Non solo, ci sono anche forti conflitti d'interesse. Da quando non è più sindaco infatti è diventato consulente strapagato anche all'estero e ha avuto ruoli alquanto discutibili come consulente per un gruppo dissidente iraniano, l'emiro del Qatar e una società energetica canadese. Il New York Times in un editoriale pubblicato ieri ha suonato il campanello d'allarme definendo "pessima e potenzialmente disastrosa" la scelta di Giuliani a capo del dipartimento di Stato. Secondo il quotidiano è particolarmente allarmante l'ignoranza dell'ex sindaco per quanto riguarda i rapporti con la Russia nell'ambito degli equilibri in Siria e Medio Oriente. Impreparato anche sul fronte dell'immigrazione dal Centro America e rigido sulla questione palestinese. La sinistra non è intenzionata a tacere mentre l'amministrazione Trump prende forma. Le proteste proseguiranno e diventeranno più organizzate. Quanto meno è questa l'intenzione della sinistra che sta già pensando alle elezioni di medio termine nel 2018 e che sta cercando di trasformare la rabbia per l'elezione di Trump in un nuovo movimento lungo la scia di un Tea party al di fuori della leadership democratica. L'idea è di creare un muro contro quei democratici che scenderanno a patti con Trump. Intanto in una lettera aperta, la maggior parte dei democratici della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti chiede a Trump di revocare la nomina a chief strategy e alto consigliere della Casa Bianca al controverso fondatore di Breitbart News conosciuto per le sue idee nazionaliste, Stephen Bannon. ©RIPRODUZIONE RISERVATA