«Ora per i più poveri meno alloggi popolari»
PAVIA Mentre la nuova legge regionale sull'edilizia residenziale pubblica, smonta il sistema e diminuisce le case popolari dipsonibili per i più poveri, Prefettura e tribunale disertano l'incontro organizzato dalla Regione, molti Comuni non mandano nessuno, il Comune di Pavia manda solo un funzionario: assenti sindaco e assessori. Unico esponente politico presente il vicesindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, che si dice d'accordo con la riforma. La denuncia arriva dai segretari dei sindacati inquilini Sunia Cgil e Sicet Cisl, Pierluigi Albetti e Tino Negri. E rincarano al dose: «Noi da sei mesi chiediamo l'apertura di un tavolo per la graduazione della forza pubblica negli sfratti, per non arrivare impreparati all'inverno. Ma la prefettura non convoca il tavolo. E agli ultimi due incontri dell'Osservatorio permanente sul problema abitativo non si è presentata». La nuova legge, denunciano i sindacati, «sconvolgerà l'edilizia pubblica e circa 150mila famiglie lombarde residenti nelle case dell'Aler e dei Comuni, eppure sta passando sotto silenzio. Gli esponenti della Regione hanno archiviato con soddisfazione il passaggio senza critiche, dovuto a una grave sottovalutazione politica della portata del provvedimento». «Una ricerca di qualche anno fa - spiegano Albetti e Negri - annunciava che nel 2018 in Lombardia avremo un fabbisogno totale di 400.000 alloggi sociali ma questo o problema non è stato considerato dalla legge, che ha puntato su impostazioni distorte che i sindacati tutti hanno cercato di modificare, contrastandole fin dall'inizio». Sono stati indicati dei limiti «bassi e insufficienti di posti disponibili (20-30% sul totale) per chi rientra nella fascia di povertà, escludendo famiglie che non sapranno più dove andare», spiegano. Un problema soprattutto a Pavia, che ha l'inquilinato più povero di tutta la Lombardia. «Sono stati previsti dei meccanismi per la decadenza e la fuoriuscita anche di chi ha redditi minimi e sono state aperte le porte della gestione agli operatori privati, con la prospettiva di aumento dei costi, senza aiutare invece le Aler pubbliche che si dibattono tra difficoltà croniche insuperabili». La Regione ha respinto la proposte dei sindacati, come l'ipotesi di un finanziamento dell'1% del bilancio annuo regionale (circa 200 milioni) per garantire le manutenzioni e sistemare le case«che nella maggior parte sono dei "colabrodo" energetici che disperdono il riscaldamento, costando cifre assurde agli inquilini e alimentando a dismisura la morosità incolpevole». Infine, accusano i sindacati, «sono stati scaricati sui Comuni, che hanno però taciuto, i pesi economici e gestionali della parte più critica e assistenzialistica del settore». (a.gh.)