Trump e Putin cercano l’intesa
di Andrea Visconti wNEW YORK Il presidente eletto Donald Trump non perde tempo sul fronte internazionale e inizia a dialogare con le grandi potenze, la Cina e la Russia. Già si profila per esempio un incontro con il primo ministro cinese Xi Jinping col quale Trump aveva parlato telefonicamente domenica. «I fatti dimostrano che l'unica strada percorribile è quella della cooperazione», si legge in un comunicato del governo di Pechino diffuso dall'agenzia di stampa Xinhua. L'organo ufficiale cinese aggiunge che, nel corso della conversazione, Trump si è detto certo che in futuro avrà con il leader di Pechino una delle relazioni più solide mai avute fra Cina e Stati Uniti. Ma la vera novità è il rapporto con Mosca. Congratulazioni a Trump sono ieri arrivate anche dalla Russia nel corso di una telefonata con Vladimir Putin. Al centro dei colloqui, riferisce il Cremlino, la lotta al terrorismo internazionale e la questione siriana. I due hanno concordato sul fatto che il livello delle attuali relazioni fra Stati Uniti e Russia sia «insoddisfacente» e hanno auspicato una normalizzazione dei rapporti. Trump ha parlato di voler puntare su una relazione «forte e duratura». Il presidente russo si è detto pronto a costruire un dialogo fra partner con la nuova Amministrazione sui principi di «uguaglianza, rispetto reciproco e non interferenza nei rispettivi affari interni». Intanto Barack Obama non lesina consigli a Trump cui promette aiuto nella fase di transizione, anche perché si dice «preoccupato» dal Presidente eletto: «Non è un mistero che tra noi ci siano enormi differenze. Ma dobbiamo restare un faro di speranza nel mondo». Secondo Obama però il Presidente eletto «intendere rispettare gli impegni con una Nato forte» e «l'alleanza con l'Ue in base al principio che ciò che è buono per l'Europa e buono anche per gli Usa. Gli ho detto che deve cercare unità, che l'America deve essere inclusiva e faro di speranza». Quanto a Trump, sta facendo numerose marce indietro dopo il risultato dell'8 novembre. Aveva sempre detto che da Presidente avrebbe cacciato dal Paese oltre dodici milioni di "undocumented immigrants", stranieri che si trovano illegalmente negli Usa. Ma ora che è diventato capo della Casa Bianca annuncia che si limiterà a rimandare oltre confine gli immigrati che hanno commesso crimini negli Stati Uniti, circa tre milioni di immigrati. Dietrofront anche per quanto riguarda il matrimonio gay. Nel corso di un'intervista ha affermato di non avere alcuno problema sulle unioni di persone dello stesso sesso. Perfino sul fronte dell'aborto si apre uno spiraglio. In campagna elettorale aveva detto di essere contrario all'interruzione della maternità. Ora si limita a dire che la decisione potrebbe essere rimessa ai singoli Stati. «Se una donna vuole interrompere la gravidanza in uno Stato dove non è consentito, non farà altro che andare in uno Stato dove l'aborto è permesso», ha detto il Presidente eletto. Nel frattempo nell'opinione pubblica cresce l'incertezza su quella che sarà la futura amministrazione. Dopo la nomina a capo del gabinetto di Rence Priebus - nota figura dell'estabilishment repubblicano -, ieri è stato confermato il nome di Stephen Bannon nel ruolo di massimo consigliere del Presidente (mentre dalla squadra si sfilano i figli del Tycoon). Questa scelta rivela una stretta alleanza con l'ultradestra razzista che sostiene la superiorità dei bianchi della quale Bannon è un fiero rappresentante. Trump promette anche di rinunciare allo stipendio. O meglio, per legge dovrà incassare almeno un dollaro. E allora, ha detto il Tycoon, «prenderò un dollaro l'anno». Ma dopo l'elezione, la tensione resta ancora molto alta e i college americani si trovano alla prese con una nuova ondata di episodi razzisti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA