Renzi: «Se perdo non resto nella palude»
di Gabriele Rizzardi wROMA «Penso che Trump ha interpretato il cambiamento in maniera più radicale rispetto a Clinton. Penso che Trump presidente sarà diverso dal Trump candidato. Sono molto ottimista che Italia e Usa continueranno a lavorare bene insieme». Ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", Matteo Renzi parte dalle elezioni americane. E subito lancia una battuta verso il leader della Lega: «Salvini è diventato un esperto di elezioni americane ma lui ha vinto a Gallarate e Cascina...». Poi si parla di Italicum. E Renzi conferma la sua disponibilità a cambiarlo: «Sì accetto modifiche. Sono d'accordo». Ma precisa che la legge elettorale non c'entra nulla con la riforma. E si passa al referendum: «Due anni fa eravamo nel pantano. Poi abbiamo cercato di rimettere in moto il Paese giocando la carta della riforma». E se vince il No? «Io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finchè può cambiare, se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare». La giornata del premier si apre con una visita alla mostra d'Oltremare di Napoli, dove era in corso l'Assemblea nazionale sul Mezzogiorno organizzata dal governatore Vincenzo De Luca. Una visita che ha alternato momenti di tensione ai discorsi istituzionali. All'esterno della sala si sono verificati scontri tra un centinaio di manifestanti e le forze dell'ordine. Due cortei composti da attivisti dei centri sociali hanno cercato di entrare alla Mostra forzando i cordoni di polizia. Gli agenti hanno usato lacrimogeni e idranti per allontanare i contestatori, che hanno lanciato uova, sanpietrini, arance e hanno annunciato la propria partecipazione alla manifestazione nazionale del 18 novembre per il No al referendum. Le contestazioni non hanno impedito al premier di tornare a parlare del referendum. «Io interpreto il passaggio del 4 dicembre come occasione in cui si fa chiarezza perché è evidente che se dai il segno che la politica chiude a chiave la porta della burocrazia, poi potrai disegnare un modello nel quale il Senato farà alcune cose ma soprattutto gli enti territoriali avranno rapporti diversi e i dirigenti tecnici saranno chiamati a rispondere in modo diverso». Nell'intervento del premier c'è spazio anche per rispondere agli attacchi delle opposizioni, che lo accusano di essere sempre in tv e che non gli hanno perdonato le lettere inviate agli italiani residenti all'estero. «La semplificazione del 4 dicembre non è soltanto il taglio delle poltrone che è innegabile. Non a caso, pur di non parlare del quesito referendario, ogni giorno se ne inventano una. Oggi la lettera degli italiani all'estero, che in passato avevano fatto sia Bersani che Berlusconi, ieri la polemica interna al partito domani non so» si sfoga il premier per il quale la riforma è lo spartiacque per cominciare a definire il futuro. Non poteva mancare l'attacco alla Ue. «I fondi europei sono italiani, noi diamo 20 miliardi e ne recuperiamo 12; gli altri 8 vanno ai Paesi che devono crescere» ha detto Renzi, secondo cui bisogna aprire un tavolo in Europa perché quegli 8 miliardi di differenza non possono andare per costruire muri in quei Paesi per respingere i migranti: «Lo facessero con i soldi loro». Sulla consultazione referendaria interviene anche Pier Luigi Bersani. Con una lettera a Repubblica, l'ex segretario spiega che sul referendum «non è in gioco il governo» e chiede al premier una correzione di rotta: «Dopo il 4 dicembre il Pd sia unito e si organizzi una discussione politica vera sui temi di fondo, a partire dalla natura e dai compiti della sinistra». ©RIPRODUZIONE RISERVATA