SALUTE a rischio»il rapporto arpa
di Stefania Prato wPAVIA Rimosso solo il 27% dell'amianto presente in provincia di Pavia. Dove ancora ci sono 150mila metri cubi di cemento amianto. In cinque anni ne sono stati eliminati circa 55mila metri cubi, stando al rapporto di Arpa Lombardia che, a partire dal 2007, ha eseguito una capillare mappatura del territorio regionale, con l'obiettivo di determinare l'estensione complessiva del problema. «Perché l'amianto esposto all'aria è molto pericoloso», sottolinea Renato Bertoglio di Legambiente. Insomma sono ancora troppe le lastre presenti sui tetti degli edifici e, se per le aziende, il governo ha previsto importanti contributi, per i privati invece non ne sono stati stanziati. I cittadini devono valutare da soli se il materiale è diventato pericoloso, in base ad una serie di parametri contenuti in uno specifico protocollo regionale. «Sarebbe invece fondamentale prevedere incentivi economici anche per i semplici cittadini. Non dimentichiamo - sottolinea Bertoglio - che fino al 1994, quando ne venne impedita la vendita, era uno dei materiali più utilizzati perché aveva costi bassi e garantivi buoni risultati». Con il risultato che il volume stimato delle sole coperture nel 2007, in provincia di Pavia, era di circa 206mila metri cubi, 2milioni e 800mila invece i metri cubi presenti sul territorio regionale. Dati che si sono poi modificati con una nuova mappatura che Arpa ha avviato nel 2013. Per ogni singolo tetto, individuato nelle analisi effettuate dai tecnici dell'Agenzia regionale per l'ambiente, «si è valutato se aveva subito delle trasformazioni e di quale tipo di trasformazione si trattava». Perché se in alcuni casi le lastre di cemento amianto sono state rimosse, in altri casi (meno dell'1%) sono state incapsulate o vi è stata posta una seconda copertura. Il volume complessivo delle coperture in cemento-amianto ancora presenti in Lombardia ammontano ad oltre 2 milioni di metri cubi, rimosse il 27,3%. Quindi Pavia è in linea con la media provinciale. Meglio Brescia con il 28.2% e leggermente meglio le province di Milano e Monza e Brianza con il 27,8%, Lodi e Cremona con il 27,6, Mantova con il 27,3%. E se Lecco ha eliminato il 27%, vanno peggio di Pavia invece Como e Varese con il 26.9% e Sondrio con il 26.8%. I dati sulla presenza di cemento amianto sono comunque sottostimati, sottolineano da Arpa. Perché, ad esempio, le coperture troppo piccole, inferiori ai 100 metri quadri, sono difficilmente identificabili, come anche quelle incapsulate o sovracoperte. Inoltre «la stima delle superfici è basata sulla proiezione dei tetti sul piano orizzontale, ma nella realtà le coperture hanno superfici oblique o curve quindi la loro superficie di fatto è superiore rispetto a quella stimata». Ma intanto i rilievi, effettuati con la tecnologia del telerilevamento, hanno permesso di identificarne buona parte e questo, spiegano dalla Regione, rappresenta «un passo importante nel percorso verso la completa eliminazione di questo materiale». Perché l'obiettivo finale è questo. I privati sono obbligati alla bonifica quando la superficie danneggiata supera il 10% della sua estensione o quando sono presenti danni evidenti come ad esempio crepe o fessure. Se invece il danno è meno visibile bisogna basarsi sull'indice di degrado. Che tiene conto del grado di consistenza del materiale. È necessario quindi valutare se un angolo, spaccato con una pinza, si rompe nettamente con suono secco o se la rottura è facile, sfrangiata, con un suono sordo. Se ci sono sfaldamenti o stalattiti ai punti di gocciolamento. Oppure se i fasci di fibre risultano inglobate completamente o solo parzialmente.