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di DANIELE CERLIANI* L'Italia è un Paese per anziani? Così dicono. Secondo la Banca mondiale, le speranze di vita del cittadino medio italiano hanno superato ormai la soglia degli 82 anni. In parallelo si è allungata la vita lavorativa. Come è stato ben indicato in un recente convegno, intitolato appunto "Allungamento della vita lavorativa: opportunità e problemi" e promosso da Ats Pavia. La situazione dell'invecchiamento della forza lavoro è dovuta fondamentalmente a due fattori. Il primo demografico, per cui l'aumento dell'aspettativa di vita e il calo delle nascite hanno portato a una composizione sociale a piramide rovesciata, con più anziani che giovani. Il secondo fattore è invece economico e dettato dalla necessità di ridurre l'erogazione di pensioni a causa dell'insostenibilità di bilancio dell'Inps e del sistema pensionistico pregresso che per anni è stato svincolato dalla logica contributiva. È per questo che imprese, sindacati e istituzioni devono da un lato contribuire a una cultura della sicurezza e della prevenzione, che vada anche al di là dei luoghi di lavoro, dall'altro elaborare insieme politiche di "invecchiamento attivo" a livello europeo, come già sta facendo Confindustria insieme ad altre associazioni imprenditoriali dell'Unione europea. Bisogna lavorare in primis sull'ambiente di lavoro. Faccio mie le recenti considerazioni del Presidente di Confindustria Boccia: "Un ambiente di lavoro sano e sicuro è fondamentale non solo per migliorare la qualità e la condizione di lavoro, ma anche per promuovere la competitività!". Il convegno di Ats ha portato a livello locale proprio questo tema della sicurezza della vita lavorativa. Ne è emerso un quadro generale su cui intervenire in maniera corale. Le imprese si trovano infatti ad affrontare nuove problematiche non solo di calo di produttività, ma anche di salute e sicurezza, correlate ai propri collaboratori in età più matura. Patologie all'apparato muscolo scheletrico, che limitano la possibilità di sforzi e carichi. Riduzione delle capacità visive, con conseguente difficoltà a svolgere mansioni che comportano controlli visivi. Aumento dell'affaticamento e necessità di pause più frequenti. Maggior sensibilità e fastidio a rumori, luci, odori e temperature ambientali. Maggior probabilità di assenze prolungate dal lavoro per interventi chirurgici o problemi cardiaci. Maggiori assenze per la necessità di assistere genitori anziani. A questi fattori si aggiunga spesso la mancanza di creatività e di voglia di innovare e talvolta la demotivazione cronica per il continuo procrastinamento della pensione. Oltre alla frustrante difficoltà a rimanere al passo con l'evoluzione tecnologica. Di fronte a questo scenario, le imprese intervengono per lo più autonomamente, con iniziative volte sia al miglioramento delle condizioni ergonomiche per ridurre gli sforzi e migliorare l'illuminazione e il microclima, sia alla riorganizzazione della gestione del lavoro e alla diversa suddivisione delle mansioni, ove possibile. Ma questo non basta. È necessaria una efficiente e strutturata collaborazione tra responsabili delle risorse umane e dell'organizzazione del lavoro, Rspp e servizio di prevenzione, medico competente e medici di base, Rsu e sindacati. Perché ogni impresa è un mondo a sé, con problematiche e opportunità differenti e ogni persona è unica con le sue competenze e, purtroppo, con i suoi malanni. Più che mai attuale è quindi il percorso di rinnovamento contrattuale intrapreso da Federmeccanica, che richiede un cambio culturale da parte di tutti - imprenditori e lavoratori, datori di lavoro e sindacati - trattando anche di assistenza sanitaria e prevenzione, formazione continua, previdenza complementare e welfare, portando l'attenzione sulla contrattazione di secondo livello, ovvero aziendale, per tener conto delle diverse esigenze e problematiche. Sono necessari coraggio e visione pionieristica. La strada va spianata da parte di ognuno. A ognuno spetta una paziente opera di informazione dei propri associati e iscritti rispettivamente. Le imprese non vanno lasciate sole ad affrontare questi problemi. L'obiettivo è uno solo: uno sviluppo sostenibile di un sistema competitivo che sappia mettere al centro la persona! Solo allora potremo confutare quanto dicevano i latini: senectus ipsa morbus est ("la vecchiaia è per sé stessa una malattia"). L'Italia sarà forse un paese di anziani, ma certo non può e non deve esserlo di malati. *vice presidente Confindustria Pavia