Bus fuori da corso Cavour Il sindaco è irremovibile

Il 4 luglio a Pavia sono iniziati i lavori di ripavimentazione nel tratto compreso fra piazza Minerva e piazza del tribunale che hanno comportato la chiusura di Corso Cavour e la deviazione della linea 3. Il Comune sostiene che questo abbia portato più sicurezza e tranquillità per i pedoni ed i commercianti. Così la pedonalizzazione di corso Cavour è diventata stabile: dalle 7 alle 9 e dalle 17 alle 19 una volta arrivati al Castello i bus proseguono per viale Matteotti, viale Battisti, Minerva e stazione. Negli altri orari, arrivati in Castello i bus passano da Strada Nuova, Lungoticino, viale della Libertà, Minerva Vittorio Emanuele e stazione, per poi proseguire col percorso normale. A ottobre 1.725 cittadini hanno chiesto il referendum sul cambio della viabilità, ma servono 3mila firme. E il comitato si è messo ancora al lavoro.PAVIA Corso Cavour pedonalizzato e tragitto degli autobus deviato, con Strada Nuova che vede aumentato il carico di traffico. Il sindaco di Pavia Massimo Depaoli ha incontrato all'Aps Cazzamali i residenti di Pavia Ovest insieme al consigliere comunale Pd Sergio Maggi e gli assessori Angelo Gualandi e Giuliano Ruffinazzi. «Non cambieremo la decisione di pedonalizzare corso Cavour», ha detto Depaoli, mostrandosi però disponibile ad accogliere le proposte sull'eventuale possibilità di inserire corse alternative o modificare fasce orarie e percorsi. Depaoli ha inoltre confermato l'intenzione di allestire corsie preferenziali per gli autobus per incentivare i cittadini ad usufruire di un servizio più veloce, liberando le strade dalle macchine e il progetto di modificare il posizionamento delle fermate in centro storico: troppo vicine, rallentano la corsa dei mezzi. Nessuna marcia indietro dunque, per il sindaco i benefici della definiva chiusura del corso sono tanti. E Depaoli, già dalla campagna elettorale, non ha mai nascosto la volontà di favorire una mobilità sostenibile e senza auto. La linea 3, dunque, non passa più da corso Cavour. Dalle 7 alle 9 e dalle 17 alle 19, nelle ore di punta, una volta arrivati al Castello i bus proseguono per viale Matteotti, viale Cesare Battisti, gira alla Minerva e raggiungono la stazione, e al ritorno fanno il giro inverso. Negli altri orari, arrivati in Castello i bus passano da Strada Nuova, percorrendola tutta fino in Lungoticino con una sola fermata vicino al ponte Coperto e poi nei pressi del ponte della Libertà. Da lì prendono viale della Libertà e arrivati alla Minerva proseguono su via Vittorio Emanuele e arrivano in stazione, per poi proseguire col percorso normale. Una rivoluzione sulla linea più frequentata, quella che collega Pavia Est a Pavia Ovest. Una rivoluzione che ha generato parecchi disagi ai cittadini residenti in periferia che ogni giorno devono raggiungere istituti universitari, policlinico e stazione. Così molti hanno approfittato della riunione per esprimere la loro contrarietà. «Provi a percorrere il lungo Ticino in macchina dalle 7 alle 9 del mattino», provoca Luisa Rapetti, pensionata che tutti i giorni percorre il tratto dal Ponte della Libertà alla rotonda di via Garibaldi. La chiusura di corso Cavour ha provocato un notevole incremento del traffico che va a nuocere ai lavoratori che vengono da fuori Pavia. La signora propone «mettiamo navette più piccole invece di togliere i bus dal centro», e non è la sola. Infatti anche Bruna Zanoni, ideatrice del progetto la Casa delle Donne, la pensa così: «Si partecipi al progetto europeo Bumps (boosting, urban, mobility plan), vendendo gli autobus da 12 metri per comprare dei mezzi più piccoli. Facendo così si aiuterà l'ambiente, acquistando mezzi più ecologici, e si avrà un centro storico più vivibile». Alessio Orbelli Biroli, ricercatore del Cnr, spera in un ripristino del vecchio percorso: «La linea del 3 era la spina dorsale della città, sono qui dal 95 e ho sempre usufruito di questo servizio. Con questa decisione il messaggio che ci arriva è forte e chiaro: non vi vogliamo in centro» dice Biroli. Il traffico non è l'unico problema: ritardo degli autobus con attese di almeno mezz'ora alle fermate degli autobus, ormai divenute costanti e documentate dai report della Line. E ancora Simona Visentini, disoccupata è preoccupata per la figlia e per lo zio di 86 anni che è solito fare da solo la spesa in centro prendendo l'autobus per tornare a casa con le borse pesanti: «Mia figlia di 15 anni frequenta il musicale al Cairoli e quotidianamente trasporta zaino e strumenti troppo pesanti per essere portati in bicicletta. Come lei altri 1850 ragazzi vanno in quella scuola e senza bus siamo costretti a portarli in macchina lì vicino, generando un traffico infernale. Lei ci sta togliendo un servizio. Non ci metta di fronte ad un fatto compiuto». Debora Bottà ed Enzo Gallotti chiudono: «Una decisione così importante e devastante per gli effetti che comporta in tempi di trasporto deve essere preventivamente sottoposta ai cittadini». Eleonora Puma