Juncker ancora all’attacco «Non siamo tecnocrati»
di Gabriele Rizzardi wROMA «Smettiamo di dirci "ce lo chiede l'Europa" e cominciamo noi a dire cosa vogliamo: il tempo dei diktat è finito e non tornerà». Nella polemica con la Ue, Matteo Renzi torna ad alzare i toni. Il premier parla dopo il "me ne frego delle critiche italiane" pronunciato due giorni fa da Jean-Claude Juncker e, impegnato in un tour elettorale ad Alessandria, lancia un appello ai sindaci della provincia: «Aiutatemi ad affermare l'idea di una Italia forte, che non va in Europa a farsi spiegare quello che deve fare ma porta in Europa le sue idee e i suoi valori». E ancora: «Noi non intendiamo fare sconti a nessuno e tutto ciò che serve per l'edilizia scolastica viene prima della stabilità dei funzionari di Bruxelles». Deciso a sostenere il primato della politica sulla tecnocrazia, Renzi punta l'indice contro chi, a cominciare da Orban, sbarra la strada agli immigrati. E non fa sconti: «L'Europa deve essere più capace di solidarietà. Noi ogni anno diamo all'Europa 20 miliardi, grazie a una brillante intuizione di qualche governo precedente, e ne prendiamo indietro 12. Va bene. Ma è inaccettabile che i paesi finanziati dalla generosità italiana chiudano le porte o alzino i muri». Gli affondi di Renzi arrivano al termine di una giornata che si apre con la secca risposta di Juncker alle critiche di Renzi. «Non siamo una banda di tecnocrati e di burocrati» dice il lussemburghese, che rivendica la dimensione «politica» della Commissione Europea da lui presieduta. Per Juncker è importante «guardare la realtà degli Stati membri nell'interpretazione e applicazione del Patto di stabilità con la necessaria flessibilità, anche se non bisogna tradire i principi del Patto, che comunque funziona». Juncker, che ha parlato durante una cerimonia a Bruges, ha fatto una disamina di tutte le crisi che sta affrontando in questo momento l'Europa, da quella ecomica fino alla Brexit, per la quale ha ribadito "agli amici inglesi" che l'accesso al mercato unico «è legato alla libera circolazione delle persone». Se per Renzi il tempo dei diktat è finito, da Pier Carlo Padoan arrivano toni diversi. Il ministro dell'Economia parla di «dialogo costruttivo» nel confronto con la Ue e si dice soddisfatto del lavoro fatto finora. «Permettetemi di rivendicare che la svolta delle politiche della Commissione Ue c'è stata anche e soprattutto grazie all'azione che la presidenza italiana del 2014 ha fatto dal punto di vista delle priorità economiche. La flessibilità legata alle riforme e agli investimenti sono il frutto di quel dibattito» precisa il ministro, che non si aspetta brutte sorprese sui conti pubblici: «Sulle previsioni Ue che domani (oggi, ndr) la Commissione renderà pubbliche ho la sensazione che ci saranno lievi differenze ma non scostamenti significativi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA