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di Andrea Visconti wNEW YORK Poche ore di sonno per Hillary. Alle 8 di mattina era già al seggio di Chappaqua, a nord di New York, per riempire la sua scheda elettorale. Eppure alle 3 della notte precedente il suo aereo era appena atterrato proveniente dal North Carolina dove Clinton aveva tenuto il suo comizio finale. Attorno alla Clinton a Chappaqua c'era un folto capannello di gente che cercava di scattare selfie con la prima donna in America a correre per la Casa Bianca. «È un'esperienza che ti mette soggezione votare per te stesso», ha detto Hillary al seggio senza far trapelare l'enorme stanchezza accumulata in sedici mesi di campagna elettorale. Sia lei che Trump sono giunti al giorno delle elezioni con la voce roca per i continui comizi tenuti negli Stati in bilico e dai quali è dipeso l'esito di queste elezioni. Diversa la reazione del pubblico a Donald Trump che ieri ha votato vicino a casa sua a New York. È sbucato dalla Trump Tower sulla Fifth Avenue accolto da espressioni di solidarietà, ma una volta uscito dalla limousine nera che ha portato lui e Melania al seggio a due isolati di distanza sono volati anche sonori fischi. C'era da aspettarselo. La stragrande maggioranza degli elettori a New York è democratica e Trump non piace ai cittadini della Grande Mela benché sia un "local boy", nato e cresciuto nel quartiere di Queens. «Sento che vincerò in molti Stati», aveva detto The Donald ieri mattina aggiungendo una nota di cautela. «Chissà alla fin fine che cosa succederà». Ma quasi tutti i sondaggi lo davano in seconda posizione dopo Hillary che manteneva un solido vantaggio in media di quattro punti. Battagliero fino all'ultimo, ieri il team Trump ha fatto ricorso alla giustizia. In Nevada intende andare in tribunale contestando le regole del voto come erano state applicate qualche giorno fa. All'interno di uno shopping mall, infatti, era stato allestito un seggio elettorale per il voto anticipato. Le porte avrebbero dovuto chiudere alle 19, ma secondo le contestazioni di Trump quelle porte erano ancora aperte alle 22. Ha fatto causa dunque al segretario di Stato a cui spetta il compito di far osservare le leggi elettorali. Il tutto anche se in questo caso una giustificazione c'è. Le regole prevedono che chi è in coda all'ora della chiusura del seggio mantenga il diritto a votare, anche tre ore dopo. La causa intentata da Trump è stata subito respinta dal giudice, ma la dice lunga su quanto il candidato repubblicano sia pronto a dare battaglia a Hillary nell'ipotesi che la sua non sia una vittoria decisiva. Nonostante le previsioni negative Trump non ha voluto gettare la spugna né dar la sensazione ai suoi sostenitori di avere rinunciato a vincere. Ma il fatto stesso che per la lunga notte elettorale avesse prenotato uno spazio all'Hilton Hotel di Manhattan assai più piccolo del centro convegni Jacob Javits prenotato di Hillary la dice lunga su quelle che erano state le aspettative alla vigilia del voto. I due luoghi per l'attesa di ieri sera erano ambedue a New York a breve distanza l'uno dall'altro. Un fatto che succede raramente visto che New York è solitamente visto come un terreno di battaglia così diverso dal resto degli Stati Uniti da contare poco. Eppure nel 1944 i due candidati di allora alla presidenza - Franklyn Delano Roosevelt e Thomas Dewey - tennero entrambi le loro rispettive veglie elettorali a Manhattan. Il clima mite ieri ha incoraggiato gli elettori ad andare alle urne. Bel tempo su gran parte degli Stati Uniti con l'eccezione di parte del Texas e del Midwest dove si sono verificati temporali. Un fattore di aiuto per la candidata democratica che aveva bisogno di poter contare sull'elettorato ispanico e su quello afro-americano, per motivi logistici i più suscettibili a disertare i seggi nel caso in cui sia più difficile raggiungerli. È stato un nuovo elettorato quello che ieri sera ha determinato il risultato. Un elettorato così diverso da quello di quattro o otto anni fa - quando vinse Obama - che per la prima volta da decenni a questa parte non si è atteso il voto in Ohio per determinare il nuovo inquilino della Casa Bianca. ©RIPRODUZIONE RISERVATA