Rottamazione cartelle, il nodo risorse

ROMA Tutti d'accordo: per favorire l'operazione «rottamazione cartelle» servirebbero più rate. Ora, invece, il decreto prevede che si paghino quattro scadenze nel 2017 e il saldo ad inizio 2018. Servono pero ancora risorse per consentire una maggiore diluizione del pagamento, venendo incontro alle esigenze soprattutto di chi vuole aderire alla «definizione agevolata» dei vecchi ruoli e già ora paga in modo diluito. «Al momento sono pessimista. Difficile andare oltre il 2018. Non ci sono coperture credibili», spiega il relatore al decreto, Paolo Tancredi gelando le aspettative. Il governo è alla ricerca di fondi e non è escluso che li riesca a trovare. Per sapere cosa accadrà, comunque, non servirà molto tempo. L'esame del decreto in commissione alla Camerà sarà rapidissimo, due giorni e mezzo o al massimo tre. Un tempo record. Il faldone dei 1.043 emendamenti non è ancora arrivato e già domani saranno fatti gli stralci delle proposte non ammissibili. Poi martedì mattina e notte si vota, per chiudere mercoledì e andare in aula già giovedì. Inutile dire che il provvedimento viaggia con la fiducia incorporata visto che la commissione Bilancio deve anche avviare l'esame della manovra finanziaria. Molte delle proposte riguardano proprio le cartelle e l'aggio di Equitalia. Un allungamento della rateizzazione già trova qualche problema, difficile quindi che si possa approvare anche la proposta avanzata in diversi emendamenti da Ap e Pd per ridurre le sanzioni anche sulle cartelle future. L'emendamento del Pd propone di dimezzare le sanzioni, che ora variano dal 90 al 360%, a partire dal 2017. C'è poi il nodo dell'aggio. A chiedere una riduzione è anche il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia. Le risorse raccolte in questo modo, però, sono quelle per pagare i salari dei dipendenti di Equitalia, difficile caricarle sulla fiscalità generale pagata da tutti. La posizione del governo sull'abolizione la spiegano gli economisti del Pool di Palazzo Chigi guidato da Nannicini. «L'aggio è già stato ridotto nel 2015, per abolirlo occorrerebbero 600 milioni e altri 300 per le spese di riscossione. Il superamento di Equitalia pone le basi per arrivare eventualmente anche alla soppressione definitiva dell'aggio, ponendo le spese della funzione di riscossione a carico del bilancio dell'Agenzia».