Risalita Hillary America in bilico

di Andrea Visconti wNEW YORK Se Guccifer 2.0 dovesse lanciare un cyberattacco nel giorno delle elezion,i il governo di Washington sarebbe pronto a contraccattare. Dietro a questo nome si nascondono hacker vicini ai servizi segreti russi che secondo il Pentagono hanno la capacità di minacciare la giornata elettorale americana. Alla pirateria russa l'intelligence statunitense risponderebbe rendendo vulnerabili i sistemi di comando del governo di Mosca. È stato il network Nbc a rivelare che l'amministrazione Obama considererebbe come un vero e proprio atto di guerra un potenziale attacco alla cybersicurezza Usa da parte della Russia. È in questo clima che gli americani vivono gli ultimi due giorni di campagna elettorale prima della più combattuta elezione presidenziale nella storia moderna. Una guerra che ancora ieri ha riservato sorprese. Una in Arizona dove la Corte Suprema Usa ha reintrodotto la legge che considera il voto anticipato un reato: un brutto colpo per i democratici che sperano di strappare lo stato tradizionalmente repubblicano a Trump. L'altra in "casa" Trump: si è appreso che la moglie aveva violato la legge accettando lavoro negli Stati Uniti con regolare compenso senza avere il permesso di lavoro. Melania faceva la fotomodella a Milano quando fu ingaggiata da un'agenzia americana per posare in campagne pubblicitarie di fashion negli Usa. Lavori durati diversi mesi e retribuiti circa 20mila dollari. Nel mondo delle modelle lo si potrebbe considerare un peccato veniale se non fosse che Trump ha fatto dell'immigrazione illegale un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. «Costruiamo un muro lungo il confine col Messico», continua a ripetere nei comizi con i suoi sostenitori che urlano in coro "build that wall, build that wall". Il tema del muro è così consolidato che ieri a un comizio uno dei suoi fan si era mascherato da muro, con una tuta bianca disegnata a rettangoli come fossero mattoni. Una carnevalata spiritosa dietro alla quale tuttavia c'è un messaggio vero che fa forte presa sull'elettorato. Chiudendo un occhio sulla violazione dello status legale della moglie, The Donald non soltanto contraddice la sua fermezza contro gli immigrati illegali ma usa anche criteri razzisti. Attacca infatti il crimine di ispanici di bassa manovalanza mentre condona le azioni di un'europea di livello economico-sociale medio-alto. Ma è troppo tardi perché tutto questo abbia un reale effetto sulle scelte elettorali. Per lo più gli elettori hanno deciso chi sosterranno martedì alle urne e i sondaggi fanno pensare che Hillary riuscirà a prevalere. Su scala nazionale ha quattro punti di vantaggio con il 46 per cento dei consensi rispetto al 42 per cento di Trump. Ma le elezioni americane si combattono Stato per Stato ed è come se i due candidati stessero portando avanti contemporaneamente cinquanta campagne elettorali. Si può vincere la Casa Bianca anche senza ottenere la maggioranza del voto popolare. Ecco perché sia Trump che Hillary erano in Florida ieri a tenere comizi. Ambedue cercano di assicurarsi la vittoria in questo stato dove sono in gioco 29 voti del Collegio Elettorale, più del 10 per cento del quorum minimo di 270 voti necessario per vincere la Casa Bianca. «Ricordatevi: voglio diventare il presidente di ogni singolo americano», ha detto Hillary con voce roca a una folla di sostenitori in Florida mentre incominciava a piovere. Visibilmente provata dalla fatica ma indistruttibile, ha parlato per otto minuti mentre la sua giacca azzurra si macchiava di gocce di pioggia. «Votiamo per il futuro e votiamo per quello che desideriamo che sia il nostro paese». Dati a confronto Hillary si avvicina al grande giorno in posizione più solida di quanto non fosse Obama quattro anni fa. Alla vigilia delle elezioni del 2012, Romney e Obama erano alla pari. Contati i voti del Collegio Elettorale il presidente vinse con ampio margine. ©RIPRODUZIONE RISERVATA