Processo Fibronit in bilico su una perizia

BRONI Tra i legali impegnati a tutto tondo nel processo Fibronit c'è l'avvocato Marco Casali di Pavia, che rappresenta alcuni ex lavoratori Fibronit. «Se la conclusione sarà che il fatto non sussiste perché non c'è nesso di causalità, sarebbe una beffa – sottolinea l'avvocato Casali –. Mentre la perizia industriale sull'ex Fibronit aveva concluso per l'assoluta inidoneità degli impianti, e quindi sotto questo profilo la responsabilità non è in discussione, nella loro perizia i medici legali sono stati possibilisti. Ma nel diritto penale la possibilità non è sufficiente».di Donatella Zorzetto wBRONI Il processo Fibronit in bilico su una perizia medico-legale collegiale predisposta dai dottori Antonio Osculati, Rosa Maria Gaudio e Antonio Petrachi su incarico del Tribunale. È proprio su quel rapporto che si gioca il futuro del processo Fibronit, la cui nuova udienza è in calendario per venerdì prossimo alle 9.30 al Tribunale di Pavia. Quel lavoro, che esamina la posizione di 450 persone morte, denunciano i familiari, per probabili tumori provocati dall'amianto, fa tremare gli avvocati di parte civile, che lo definiscono «disallineato rispetto a quelli predisposti in altri giudizi che hanno avuto ad oggetto morti per mesotelioma». Il fatto è, spiegano i legali, «che il rapporto di causalità tra morti e amianto assorbito durante il lavoro nello stabilimento Fibronit, secondo i periti non sarebbe così evidente». Se questa tesi venisse accolta, e la conclusione del processo fosse che «il fatto non sussiste per mancanza del nesso di causalità, sarebbe una beffa», concludono i difensori delle vittime dell'amianto. Venerdì sarà il pubblico ministero a prendere la parola. Sono in programma la requisitoria e le richieste del pm Giovanni Benelli al processo relativo al troncone principale dell'inchiesta sulle morti d'amianto alla Fibronit. I tre imputati, Michele Cardinale, 71 anni, residente a Pino Torinese, Lorenzo Mo, 70enne di Asti e Alvaro Galvani, 67enne di Viguzzolo, devono rispondere di disastro ambientale doloso, omicidio colposo plurimo e di omissione dolosa delle normative per l'antinfortunistica nei luoghi di lavoro. Il processo si sta celebrando con rito ordinario, mentre Giovanni Boccini e Claudio Dal Pozzo, gli altri due imputati condannati a quattro anni di reclusione e assolti dalla Corte d'appello di Milano, avevano scelto il rito abbreviato (che garantisce lo sconto di un terzo della pena base in caso di verdetto di colpevolezza). Dopo l'intervento del pm, il 18 novembre prossimo la parola passerà agli avvocati di parte civile; quindi, il 25 novembre, ai difensori degli imputati. Seguirà la fissazione di un'udienza per eventuali repliche e infine il ritiro dei giudici in camera di consiglio, con tutta probabilità prima di Natale. La sentenza è attesa entro la fine dell'anno. L'amianto a Broni e nei centri vicini ha provocato la morte di circa 700 persone, uccise dal mesotelioma pleurico o da altre malattie correlate; 252 sono i familiari delle vittime rappresentate nella causa d'appello che ha annullato anche il risarcimento danni di 10mila euro a loro favore. Una tragica situazione ricostruita, caso su caso, nelle molte udienze tenute dal Tribunale di Pavia. Per ore si è parlato di morti ricollegabili alla Fibronit. Tante vittime del mesotelioma: padri, mariti o mogli, sorelle e fratelli che, spesso ancora giovani, hanno lasciato i familiari. La più giovane aveva 36 anni, la più anziana 81. E molte altre sono seguite a distanza di tempo, visto che la malattia ha un periodo di incubazione di 25 anni. Intanto, nell'immediato futuro, si profila un processo Fibronit bis, su altri 80 casi di morte, si presume legati alla lavorazione dell'amianto nello stabilimento bronese. Casi da riunire, appunto, in un nuovo processo che chiamerebbe i vertici dell'ex fabbrica alla responsabilità anche per decessi successivi al 2011, fino all'anno in corso (mediamente se ne rileva uno ogni 15 giorni, e il picco è atteso per il 2025). Perchè ogni anno la Procura raccoglie le notizie di reato e le iscrive nel relativo registro per l'ipotesi di omicidio colposo. A fine anno si compone un unico fascicolo, quindi ora i fascicoli dovrebbero essere tre, con almeno un'ottantina di procedimenti da incardinare.