Francesco ai luterani «Dobbiamo riparare alla nostra divisione»
di Mariaelena Finessi wROMA «La nostra divisione si allontanava dall'intuizione originaria del popolo di Dio». Papa Francesco spiega così le ragioni che lo hanno portato in Svezia, ieri, nel cinquecentenario della riforma luterana. «Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare a un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri». Anche perché si deve «riconoscere» con «onestà» che la divisione «è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele». Bergoglio, al suo 17esimo viaggio apostolico, parla nella cattedrale luterana di Lund. L'occasione è unica: la preghiera ecumenica comune, dopo lo scisma del lontano 31 ottobre 1517, giorno in cui Martin Lutero pubblicò sulla porta del castello di Wittenberg quello che è passato alla storia come il Manifesto del movimento: le 95 tesi contro lo scandalo delle indulgenze. Critiche dure, Lutero le avanzò però anche per la messa in latino, incomprensibile alla maggior parte della popolazione, e per la corruzione del clero, accusandolo di perseguire solo obiettivi politici ed economici. Il Pontefice, accompagnato dal presidente della Federazione luterana mondiale (Lwf) Munib Younan, spiega allora che occorre essere grati alla Riforma luterana poiché «ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa». Non è la prima volta che Francesco mostra gratitudine al luteranesimo: durante la visita in Armenia, ebbe già modo di ricordare come la riforma di Lutero sia stata, col tempo, «una medicina per la Chiesa». Parole che hanno però pure suscitato insofferenza in non pochi ecclesiastici. Per dire, il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha lamentato che «noi cattolici non abbiamo alcun motivo per festeggiare il 31 ottobre 1517, cioè l'inizio della Riforma che portò alla rottura della cristianità occidentale». Le aperture di Francesco, senza mai quasi chiedere nulla in cambio alla controparte - questa la critica maggiore -, non sempre sono ben accette ai cattolici più intransigenti, per i quali la mancanza di un punto fermo sul piano teologico sta portando alla deriva il verbo di Cristo, ridotto a meri atti caritatevoli, misericordiosi e pietistici. Intanto, al termine della preghiera, Younan e Bergoglio firmano una dichiarazione congiunta - accolta da un lungo applauso - in cui ci si impegna a cercare ciò che unisce e a dare testimonianza del Vangelo nel nostro tempo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA