Opere strategiche, arriva la pagella
ROMA Una strada preferenziale, che porta a dimezzare i tempi della burocrazia, per insediamenti produttivi, attività e opere, siano pubbliche o private, con però una caratteristica precisa: deve trattarsi di progetti presenti nell'elenco che ogni anno, a partire dal prossimo, uscirà per la fine di marzo da Palazzo Chigi. Per rientrarci bisogna dimostrare «la rilevanza strategica» dell'iniziativa. E per far sì che ciò avvenga secondo parametri oggettivi e trasparenti, entro dicembre dovrà essere stilata una sorta di checklist, una griglia di valutazione, in base a cui dare un punteggio, assegnare una pagella, all'opera candidata. Tra i parametri per decretare il ranking, non mancherà l'impatto sull'economia e sull'occupazione: il numero di posti di lavoro che si prevede di creare e l'ammontare degli investimenti. Dopo che il decreto Madia, ribattezzato "Sblocca opere", è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale è quindi scattato il countdown: 60 giorni di tempo, per raggiungere l'intesa in Conferenza unificata, con Regioni e Comuni, e stabilire «i criteri per la selezione dei progetti». Il processo che porta alla formazione dell'elenco è scandito in diverse tappe, la prima è il 31 gennaio, data entro cui ciascun ente territoriale potrà avanzare la sua richiesta. Dopo di che, per il 28 febbraio, la presidenza del Consiglio dei ministri potrà integrare le proposte. Ma non a tutti i progetti sarà riconosciuto l'iter semplificato e accelerato, che prevede fino a un dimezzamento dei tempi per l'ottenimento di autorizzazioni, licenze, nulla osta, nonché il potere sostitutivo del premier in caso di stallo (se oggi le attese mediamente vanno dai 30 ai 180 giorni, con le nuove misure potrebbero essere tagliate a 15-90 giorni). Per essere nell'elenco delle opere strategiche conterà probabilmente anche la localizzazione, con magari qualche punto in più per i progetti che possono risollevare zone in crisi. Un vantaggio potrebbe essere inoltre accordato alle attività in grado di dare frutti immediati o comunque non dilatati nel tempo. Sempre sul fronte della riforma della Pa, si inizia a ragionare alle modifiche da apportare al decreto sulla dirigenza, per cui il Consiglio di Stato ha mosso molti dubbi. Si fa così spazio l'ipotesi di un fondo comune per pagare gli stipendi dei dirigenti pubblici che resterebbero senza incarico.