«Emodinamica in crisi, solo promesse»
di Denis Artioli wVIGEVANO Nel novembre del 2015 era intervenuto per lanciare l'allarme sul rischio di chiusura del servizio di Emodinamica dell'ospedale, attaccando anche il direttore generale dell'ex Azienda ospedaliera. A distanza di poco meno di un anno, e in pensione da qualche mese, l'ex primario di Cardiologia, Massimo Romanò, torna a esprimere tutta la sua preoccupazione sul presente e il futuro del reparto di Cardiologia dell'ospedale. Romanò era presente anche il giorno in cui il nuovo direttore generale dell'Asst, Michele Brait, era stato in visita all'ospedale di Vigevano per la prima volta. E a lui aveva ribadito la necessità che la struttura di corso Milano fosse dotata di un Emodinamica operativa 24 ore su 24. Brait aveva dichiarato il suo impegno, ribadito ancora pochi giorni fa, a investire sull'Emodinamica a Vigevano.Ma Romanò, che anche da fuori, segue con attenzione le vicende di Cardiologia e dei suoi ex colleghi di tanti anni di lavoro, dice: «Il dottor Giacomarra, responsabile della Struttura semplice di Emodinamica, si trasferirà a breve in un altro ospedale lombardo, dove potrà proseguire la sua attività (esegue coronarografie e angioplastiche nel nostro ospedale da dieci anni) in un contesto strutturale più idoneo. In altre parole dove il supporto tecnologico e organizzativo è migliore – afferma l'ex-primario – Per l'ospedale è un brutto colpo: dei tre emodinamisti uno se ne va, un secondo (dottor Villani) è attualmente responsabile facente funzioni e, quindi, solo parzialmente in condizioni di lavorare in sala di Emodinamica; rimane il terzo, che non potrà ovviamente sopportare da solo tutto il carico di lavoro». Romanò sottolinea che «è vero che "nemo propheta in patria" (nessuno è profeta in patria), ma l'avevo detto giusto un anno fa: questa Azienda ospedaliera nulla ha fatto, e a oggi vi sono solo dichiarazioni di buone intenzioni da parte dell'attuale dirigenza, per poter dotare l'ospedale di un servizio di emodinamica al passo coi tempi». E aggiunge: «Un anno dopo, i peana (le invocazioni, ndr) della politica locale sono solo per l'unificazione del punto nascita: come avevo già scritto qualche tempo fa, le gestanti a Vigevano non hanno mai avuto né avranno in futuro alcun problema a partorire in città, in uno o in due strutture poco importa. Quello che conta è la qualità dell'assistenza, che non è mai mancata né mancherà. Diverso il discorso per chi ha o avrà un problema coronarico acuto: per questi pazienti si sta riducendo ulteriormente l'offerta di cura, che non dipende dalla qualità dei cardiologi vigevanesi, ma dal loro numero e dal supporto tecnologico. Tutti a Pavia o a Novara. Grande risultato. Purtroppo solo per altri». ©RIPRODUZIONE RISERVATA