Accuse al premier: «Occupa le tv»
ROMA I «grandi professori» del No che «perdono anche al Tar». «Alcuni sindacati» che in nome del No bloccano le città. Il variegato «blocco» politico «del no, no, no» che va «da Berlusconi a Grillo, passando per D'Alema, Dini, Fini, Cirino Pomicino, De Mita e Monti». Contro questi avversari Matteo Renzi combatte la sua battaglia referendaria. Ma è sopra ogni cosa a scalfire astensionismo e disaffezione che punta alla ripresa del suo tour elettorale, dopo una settimana di stop per il varo della manovra e gli impegni a Washington e Bruxelles. Il premier vola a parlare di referendum al teatro Santa Cecilia di Palermo. Sabato poi tappa a Trapani e Messina, con in mezzo una sosta a Taormina per presentare il logo del G7 del prossimo marzo. E domenica infine a Roma, nello studio di In Mezz'ora. Non per occupare gli spazi tv, come lo accusa il fronte del No. Ma perché «una settimana fa lì c'è stato D'Alema e prima Di Maio e Di Battista. Perché in tv trovo più facilmente le ragioni del No che quelle del Sì», sostiene il premier. E fa insorgere Nicola Fratoianni di Sinistra italiana: «Vittimismo ipocrita, a settembre ha avuto 526 minuti sui tg Rai». Sabato 29 la manifestazione convocata a Piazza del Popolo a Roma sui temi dell'Europa lancerà la fase della mobilitazione più intensa della campagna referendaria sul fronte governativo. Con un elemento di serenità in più: «Il quesito è stato ufficialmente approvato perché i grandi professori del comitato del No hanno fatto ricorso anche al Tar del Lazio e hanno perso anche lì», punzecchia Renzi in radio, a Rtl 102.5. «Ora andiamo al merito, questo referendum non è né su di me né sul governo», dichiara il premier. Anche se aggiunge che forse votare «sulla simpatia o antipatia», considerato che sul No c'è un fronte che va da Pomicino a D'Alema, da Berlusconi a Grillo. Persone che non hanno una proposta alternativa comune. E danno voce alla cultura degli «odiatori di professione che godono» anche per il fallimento della missione su Marte. Costoro non si rendono conto - accusa - che è «un boomerang» che alcuni sindacati facciano sciopero creando disagio ai cittadini anche in nome del No. «Renzi ha trasformato il referendum in una sfida politica: il voto è anche sul governo», ribatte Silvio Berlusconi in un video su Facebook. E torna a evocare il rischio di «dittatura della sinistra». «Qualunque sia l'esito del referendum, sarà una tragedia per l'Italia perché arriveremo con un Paese diviso in due», avverte il professore Gustavo Zagrebelsky. Nelle stesse ore, intanto, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, in Germania, prova a tranquillizzare: «Sui mercati finanziari c'è quest'idea che il referendum sia la fine del mondo. Ma non lo è. Nel malaugurato caso che vinca il No, il Paese continuerà a fare le riforme».