Gli esperti scendono in strada per spiegare i rischi dello sballo
PAVIA Azioni contro la movida. Ma soprattutto contro l'eccessivo consumo di alcool. Va in questa direzione l'amministrazione Depaoli che punta ad un'opera di prevenzione per arginare una situazione che sta degenerando. Ed è per questo che ha chiesto la collaborazione del Cav della Maugeri e del laboratorio di tossicologia clinica del San Matteo. «L'obiettivo - spiega l'assessore Giuliano Ruffinazzi - è quello di evidenziare le conseguenze legate al consumo di alcol. E di responsabilizzare i giovani sull'abuso. Abbiamo anche coinvolto la cooperativa sociale La Collina con l'iniziativa l'iniziativa del camper che verrà ripetuta l'estate prossima. Vogliamo poi essere presenti alla giornata degli stati generali delle associazioni giovanili per parlare degli effetti indesiderati della movida». Per il consigliere comunale di maggioranza Roberto Rizzardi si tratta di «un'importante opera di sensibilizzazione». E ricorda: «Cinque chupiti contengono 120 grammi di alcol, 1 grammo pro chilo porta a valori nel sangue di 1,5 grammi per litro e 3 è il valore consentito per la guida. E poi ci sono i danni elevatissimi alla salute psico-fisica degli adolescenti». Senza dimenticare che anche le intossicazioni acute determinano crisi di astinenza, mettendo a repentaglio la struttura nervosa di organismi in crescita. «Non vanno ignorati - aggiunge Mauro Cecchetto della cooperativa La Collina - i problemi correlati all'alcol, come quelli legati alla sicurezza sociale e alle conseguenze legate all'abbassamento dell'età in cui si consuma alcol, si inizia a bere infatti tra gli 11 e i 13 anni». Ivan Giacomel, della cooperativa, è uno psicologo ed è tra i volontari che operano nell'unità mobile che venerdì scorso era in piazza Duomo e che domani sarà in piazza Cavagneria. «È un camper attrezzato, utilizziamo un etilometro che indica l'indice alcolemico. Lo scopo - dice Giacomel - è quello di far capire l'incidenza che le bevande alcoliche hanno sul proprio organismo. Cerchiamo anche di prendere i contatti dei ragazzi che riteniamo maggiormente a rischio per riuscire a parlargli successivamente». (st.pr.)