Adolescente fa causa a Facebook
di Lillo Montalto Monella wROMA L'azione legale di una 14enne di Belfast contro Facebook potrebbe avere implicazioni etiche e legali senza precedenti. L'adolescente nordirlandese denuncia la presenza a più riprese di una sua foto hard sulla piattaforma, tra novembre 2014 e gennaio 2016, in una cosiddetta "pagina della vergogna". Secondo i suoi legali, Facebook sarebbe responsabile per la pubblicazione dell'immagine di nudo. Il caso ha già spinto altre vittime di simili estorsioni ad informarsi sulla possibilità di fare causa al colosso americano, riferisce l'avvocato Paul Tweed al Guardian – il sito che ha pubblicato la notizia. Un giudice della corte suprema di Belfast ha respinto il tentativo di Facebook di evitare il tribunale, e il processo dovrebbe iniziare ai primi del 2017. La compagnia di Mark Zuckerberg si è difesa spiegando di aver rimosso la foto a ogni segnalazione, ma secondo i legali della minorenne la società avrebbe avuto il potere di prevenire ogni ripubblicazione usando un sistema di tracciamento dell'immagine. Facebook scansiona in maniera automatica ogni immagine caricata usando un programma che blocca contenuti pedopornografici. Le foto più controverse di altre tipologie devono essere segnalate dagli utenti prima di poter essere rimosse. La causa legale in atto parte dal presupposto che questo non sia più sufficiente, e che le vittime di abusi debbano cimentarsi in un'infinita caccia a foto e gruppi illegali nel mare magnum di Facebook per vedere tutelato il proprio diritto alla privacy. La questione si gioca in bilico tra censura e protezione, apertura e responsabilità. Al momento la normativa comunitaria afferma che la responsabilità della piattaforma si concretizza nel momento in cui, segnalato un contenuto che leda il diritto di terzi, il provider non si attivi in maniera tempestiva per farlo rimuovere. «Facebook proverà a dimostrare di essersi mosso tempestivamente», riferisce l'avvocato Ernesto Belisario, esperto di diritto delle nuove tecnologie. «Non esistono obblighi preventivi: implicherebbero oneri di approvazione che lo renderebbero responsabile quanto un editore. La censura preventiva potrebbe essere pericolosa, e il social network pur di evitare azioni legali potrebbe diventare troppo rigoroso, limitando in tal modo la libertà degli utenti». Durante la sua visita a Roma, Zuckerberg ha negato che la sua creatura sia o possa diventare una media company. In Germania, il ministro federale della Giustizia e Tutela del Consumatore, Heiko Maas, ha riferito che il governo potrebbe intraprendere un'azione legale contro Facebook e altri social network se questi non intensificheranno la lotta ai contenuti che incitano all'odio razziale o all'azione terroristica. «Un'azione giudiziaria potrebbe spingere a un ripensamento sul ruolo dei provider: controllori o gestori di servizio?», conclude l'avvocato Belisario. «Se vogliamo che queste piattaforme diventino controllori, è necessario rivedere tutta l'impostazione giuridica. Francamente mi piacerebbe vivere in un mondo in cui tale attività venga demandata all'autorità giudiziaria rispetto che a sceriffi privati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA