L’Ue: i ricollocamenti vanno fatti

BUDAPEST È sempre più braccio di ferro in Europa sulla crisi dei migranti nel "day after" del referendum ungherese voluto dal premier Viktor Orban che, nonostante la mancanza del quorum ed i richiami di Bruxelles, rilancia con nuove sfide. L'esito della consultazione ungherese ha sciolto un po' della tensione che si era respirata negli ultimi giorni a Bruxelles, tra chi temeva che un no alle politiche migratorie proposte dalla Commissione Ue avrebbe rafforzato la linea dura dei Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) ed i movimenti euroscettici. Il presidente dei Socialisti e democratici europei, Gianni Pittella, ha parlato di sconfitta di Orban e del populismo, ma il premier Matteo Renzi ha invitato a non farsi illusioni: «Temo che non cambierà molto perché gli egoismi europei non sono solo in Ungheria, anzi». Dall'esecutivo comunitario nessuno ha voluto commentare ufficialmente la nullità della consultazione (ci si è limitati ad un neutro «prendiamo nota»), ma dal portavoce Margaritis Schinas è arrivato un chiaro altolà: Budapest «deve rispettare» il piano di ricollocamenti di richiedenti asilo «già decisi», perché «sono legge dell'Unione», ha messo in guardia, richiamando la possibilità «di azioni» future se non lo farà. Viktor Orban invece ha rilanciato e, facendosi forte del 98% dei voti contrari alle quote obbligatorie dei 3,2 milioni di cittadini che comunque alle urne ci sono andati, ha annunciato in aula a Budapest un'iniziativa di modifica della costituzione «nello spirito del referendum» per vietare trasferimenti di cittadini stranieri nel Paese senza l'approvazione del Parlamento.Il leader magiaro ha promesso «una lotta lunga e difficile» contro «la burocrazia di Bruxelles e la sinistra europea» che «ritengono utile l'immigrazione di massa». Il presidente ceco Milos Zeman, in un'intervista al Financial Times, ha proposto di «deportare» i migranti economici in Nord Africa o su «isole greche disabitate», mentre il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz al Welt am Sonntag ha definito la politica dei ricollocamenti Ue «sbagliata», «irrealistica» e da «abbandonare», esprimendo sostegno a Paesi come l'Ungheria. Nonostante il mancato quorum, i leader euroscettici, come l'olandese Geert Wilders (Pvv) e la francese Marine Le Pen (Fn), hanno parlato di «vittoria della sovranità nazionale». Dal fronte opposto, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, vede come «una bella prova di buon senso» quella offerta dagli ungheresi.