Intesa pensioni: sei miliardi in tre anni
di Michele Di Branco wROMA Accordo pieno sull'aumento della quattordicesima, sull'estensione della platea dei beneficiari a 1,2 milioni di pensionati e sulla no tax area allineata tra lavoratori dipendenti e pensionati, intesa quasi perfezionata sul cumulo gratuito dei periodi contributivi e disco verde sull'uscita anticipata per alcune categorie di lavoratori precoci. Ma l'Ape resta un rebus. Ecco, in estrema sintesi, il risultato del vertice governo-sindacati nel quale si è discusso del pacchetto di modifiche alla riforma Fornero. Le parti hanno firmato un verbale d'intesa di cinque cartelle focalizzando le misure che saranno inserite nella prossima legge di Stabilità. «I soldi per la previdenza ci sono a prescindere dalla trattativa sulla flessibilità con l'Europa» aveva garantito il premier Renzi prima dell'incontro. E il ministro del Lavoro Poletti ha specificato che sul dossier pensioni il governo è pronto a mettere sul piatto 6 miliardi in tre anni, di cui 1,5 a partire dal 2017. Il punto fermo raggiunto ieri riguarda le pensioni basse. Secondo quanto si legge nel documento sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, partendo dai pensionati con oltre 74 anni, ci sarà un aumento della detrazione d'imposta (riconosciuto a fino a 55 mila euro) per tutti i pensionati al fine di uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro). Per quanto riguarda la quattordicesima, sarà realizzato un intervento per aumentare gli importi e per estendere la platea dei beneficiari di 1,2 milioni di pensionati, portando il totale a quota 3,3 milioni. Questo progetto sarà realizzato sia attraverso un aumento dell'importo per gli attuali beneficiari (circa 2,1 milioni di pensionati con redditi fino a 1,5 volte il trattamento minimo annuo Inps), sia attraverso l'erogazione della quattordicesima anche ai pensionati con redditi fino a due volte il trattamento annuo minimo Inps (circa 1.000 euro mensili nel 2016) nella misura prevista attualmente. Quanto alla questione dei lavoratori precoci, per chi ha lavorato 12 mesi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni l'uscita sarebbe anticipata a 41 anni di contributi se si appartiene alle categorie di lavoratori in difficoltà, come, ad esempio, disoccupati senza ammortizzatori, disabili e chi ha svolto attività gravose. Il documento, ha riconosciuto Poletti «fotografa le condivisioni ma anche le diversità espresse». Ed uno dei nodi tuttora irrisolti riguarda proprio il cardine dell'intervento sulla previdenza: l'Ape. L'impianto dell'anticipo pensionistico che porterà il governo ad introdurre la possibilità di andare in pensione di vecchiaia con 3 anni e 7 mesi di anticipo con un prestito bancario assicurato, veicolato attraverso l'Inps, da restituire con rate mensili per 20 anni è pronto. Ma resta da definire la versione social dell'Ape, che i sindacati pretendono gratuita per le categorie più svantaggiate (disoccupati senza ammortizzatori, lavoratori usuranti e chi ha esigenze di cura). Il Governo potrebbe fissare la gratuità dell'uscita anticipata per queste fasce sociali neutralizzando rate e interessi attraverso le detrazioni a 1.500 euro lordi, circa 1.200 netti. Ma i sindacati, in particolare la Cgil. vorrebbero invece aumentarla a 1.650 euro. Camusso ha precisato non condivide l'Ape, perché «non si deve penalizzare l'importo della pensione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA