Bagnasco: «Povertà avanza, più impegno per il lavoro»
ROMA Il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente che proseguirà fino a mercoledì 28, ha espresso la propria preoccupazione per quanto gli «indicatori ufficiali» di Istat e ministero del Lavoro dicono sulla economia del Paese e le ricadute sociali di questa: «ci spiace dover dire e in alcuni casi ripetere», ma come pastori «dobbiamo dar voce a chi non ha voce, o ne ha troppo poca». I dati ufficiali, dunque, «parlano chiaro: i nuovi contratti sono diminuiti del 12,1%; il Pil non è cresciuto, la disoccupazione, tra i 15 e i 24 anni, è salita al 39,2%. Anche la produzione industriale risulta diminuita dello 0.8%». E aggiunge: «siamo fortemente preoccupati che il patrimonio di capacità e di ingegno del nostro popolo sia costretto a emigrare, impoverendo così il Paese». La mancanza di lavoro e l'impoverimento di tante famiglie continuano a preoccupare il porporato, a maggior ragione dopo il terremoto nell'Italia centrale, e di fronte alle ondate di profughi che cercano salvezza nel Mediterraneo: sui migranti, l'Italia, commenta, «nonostante le difficoltà oggettive, continua a fare tutto il possibile», ma è «ancora troppo sola». L'analisi del presidente dei vescovi circa l'Italia si completa con un appello ai cittadini ad informarsi di persona sul prossimo referendum istituzionale per esprimere un giudizio chiaro su un tema cruciale che avrà conseguenze durature, e con una riflessione su quanto il terremoto ha insegnato al Paese in termini di cultura della prossimità, del territorio e delle relazioni umane nei piccoli centri. Anche l'Europa, inizialmente grazie alla questione della accoglienza ai migranti e poi per quel «pensiero unico» tante volte denunciato da papa Francesco, è molto presente nel discorso di apertura del cardinale Bagnasco, e prospettiva interna e quadro europeo si compenetrano. «C'è bisogno di più Europa. - afferma il cardinale, - È possibile pensare che nel vortice del mondo globalizzato, dove sono saltati molti schemi e parametri, sia possibile vivere allontanandosi gli uni dagli altri?». E denuncia quel «cambiamento culturale» per cui «nelle relazioni interpersonali scompare il prossimo, resta l'altro, l' estraneo, o addirittura il nemico». Il presidente sembra riporre molte speranze nel «processo di rivisitazione dell'illuminismo» che prende «atto delle sue derive antropologiche».