Cesare Angelini, l’addio 40 anni fa
PAVIA Fino al pomeriggio del 27 settembre 1976 era rimasto ricoverato al Policlinico di Pavia. Poi, aggravatosi, su sua richiesta era stato trasferito nell'appartamento privato di via Sant'Invenzio: voleva morire accanto ai libri, le cose più care a cui non aveva ancora detto addio. Ora, sono passati esattamente quarant'anni da quando il presbitero, scrittore e critico letterario pavese Cesare Angelini è scomparso. Un ricordo, seppur indiretto, lo lascia il suo pronipote Fabio Maggi: «In famiglia s'è sempre raccontato che fosse una persona eccentrica, che trovava ispirazione poetica ovunque e che vedeva bellezza artistica in qualsiasi piccolo dettaglio della natura. Era molto legato alla sua città; non a caso, nel 1964 pubblicò "Viaggio in Pavia", una sorta di guida turistica del borgo». Angelini, nato ad Albuzzano nel 1886, ma vissuto a Pavia per la maggior parte della sua esistenza, fu un descrittore finissimo di paesaggi, evocatore di stati d'animo idilliaci, critico acuto con una predilezione per Manzoni, Leopardi e Foscolo; fu dal 1939 al 1961 rettore dell'almo collegio Borromeo. «Tuttora rileggo i suoi lavori e mi stupisco di quanto siano attuali – aggiunge Maggi – è perché sono talmente affascinato dalla figura di questo mio antenato che mi sono preso la responsabilità di fare in modo che la sua memoria a Pavia non venga dispersa, custodendo ogni sua opera, menzionandolo sempre nei miei discorsi. Questo serve anche a chi mi ascolta: un centro universitario come il nostro non si può permettere di dimenticare una tale personalità». (g. cu.)