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MORTARA I fanghi a Parona, che brutta notizia nLa notizia che la Regione Lombardia ha concesso l'autorizzazione a bruciare i fanghi nell'inceneritore di Parona è di assoluta gravità. Verrà immesso nell'atmosfera un ulteriore carico di inquinanti e di polveri sottili in una zona che, dal punto di vista ambientale, è già allo stremo. I discorsi più o meno rassicuranti, prima di tutto quello del sindaco di Parona, tipo "da qualche parte bisognerà pur mettere i fanghi", oppure "abbiamo chiesto più controlli", non servono agli abitanti della Lomellina. Se il 50% della produzione di fanghi della Lombardia e addirittura il 25% di quella nazionale viene smaltita in Provincia di Pavia e, in particolare, in Lomellina, se la nostra Provincia è già investita, da anni, non solo dai fanghi, ma dagli impianti rifiuti, dalle centrali elettriche, dall'estrazione doppia rispetto al fabbisogno di materiale da cava, e se i dati forniti dai medici hanno dimostrato un preoccupante peggioramento della salute dei cittadini, una necessità si impone: fermiamo tutto questo! Occorre prima di tutto il blocco di qualsiasi nuovo impianto di questo tipo, (e prima di tutto l'Ecotrass a Mortara), nonché impedire di aggiungere materiale da bruciare agli impianti esistenti. Occorrerebbe una seria programmazione pubblica per evitare che la nostra zona continui ad essere facile terra di conquista da parte di potenti interessi economici che non si curano affatto della salute della popolazione, bensì solo di fare profitti considerevoli. Invece la Regione Lombardia cosa fa? Autorizza a bruciare fanghi, abolisce la norma delle distanze dagli abitati per il loro spandimento (poi ipocritamente demandando ai sindaci di mettere norme nei Piani regolatori). Certe forze politiche come la Lega, come abbiamo denunciato in più occasioni, a volte si atteggiano sul territorio a difensori dell'ambiente, ma i loro stessi rappresentanti in Regione si comportano in modo tale da favorire la devastazione del territorio. Teresio Forti circolo del Partito della Rifondazione Comunista, Mortara PAVIA Calore e colore della Notte bianca nCon la prima pioggia e la temperatura da primo maglioncino, la Notte Bianca di due sabati fa sembra lontanissima, eppure ancora ben presente in molti di noi. Molte polemiche ci sono state a riguardo: musica non adeguata, rifiuti, alcool, vomito, minzioni moleste... Io dico solo che è stata una gran bella Notte! Adeguata conclusione di una stagione primavera-estate ricca di eventi che hanno tirato fuori dalle case e dai quartieri tantissime persone! È stato bello vedere le vie di accesso al centro imballate di giovani, anziani, adolescenti, mamme con bimbi, rockers, rappers, emo, hipsters, vecchi giovani: una tribù in movimento! Ognuno con il suo personale percorso organizzato o imbastito al momento: la musica dei cantautori nella bella trattoria con mescita, il blues in piazza della Posta, lo swing in corso Garibaldi, la la dance stilosa in piazza, il rap al Carmine e tante, tante altre situazioni in giro che ci sarebbero volute dieci notti bianche! Il Centro Storico ha svolto egregiamente la propria funzione di salotto buono (e che salotto!) con la sua magia. Per un "meridionale momentaneamente trasferito al Nord" come me è stato un po' ritrovare il suono, il colore e il calore come solo certe città della parte più vicina al Mediteraneo sanno dare. Un buon viatico per l'autunno che si avvicina. Fulvio Avantaggiato Pavia STORIA Le due battaglie di Montebello nDurante la battaglia di Montebello del 20 maggio 1859, alcuni proiettili dell'artiglieria austriaca caddero sulla vicina frazione Genestrello e una palla di cannone rimase infissa nel muro sinistro della piccola chiesa. Essa è stata conservata fino ad oggi insieme alla lapide esplicativa. Da un po' di tempo questa testimonianza del nostro Risorgimento è coperta da un frondoso albero che ne impedisce la vista anche a chi vi passa proprio accanto transitando sulla strada statale tra Casteggio e Voghera. Se lo si sa, però, ci si può avvicinare a piedi per osservarla. Vorrei ricordare, poiché generalmente i testi scolastici lo omettono, che sullo stesso territorio e nei dintorni, il 9 giugno 1800, si era svolto un altro aspro combattimento (ufficialmente denominato anch'esso "battaglia di Montebello") tra l'esercito francese e quello austriaco, nel quadro della seconda campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte. I Francesi ne erano usciti vincitori. Il borgo collinare del nostro Oltrepo potrebbe, quindi, a buon diritto, chiamarsi "Montebello delle due battaglie". Anni fa ebbi l'occasione e il piacere di parlare di questo con il compianto dr. Marziano Brignoli, storico pavese di chiara fama, rigoroso, appassionato e coinvolgente, che fu anche direttore del Museo del Risorgimento di Milano. A lui va il mio ricordo. Carlo Morini Robecco Pavese corvino san quirico Una bella mostra su come eravamo nHo visitato all'inizio del mese la bella mostra di fotografie, scattate tra 1800 e 1900, "Lo sguardo degli eterni: nient'altro che persone e personaggi", curata da Maria Teresa Lanati ed Edoardo Vaccaroli, all'agriturismo "La Cantabruna" di Fumo (Corvino San Quirico). Un pomeriggio di settembre splendido di luce intensa abbagliante, sopra le colline. Colline colme di storia, attraversate nei secoli, da eventi più grandi di loro, dai pellegrini dei "cammini" medievali alle legioni romane, agli eserciti napoleonici fino ai disastri e alle atrocità delle guerre mondiali. Il prof. Brignoli soleva dire dell'Oltrepo: basta che inciampi in una zolla e sollevi pagine di storia. E il Professore intendeva appunto la "Grande Storia". Questa mostra raccontava, invece, la "piccola" storia della vita quotidiana dei nostri nonni e bisnonni, "piccola", ma non di passaggio, bensì profondamente radicata che, rinnovandosi, si trasmette di padre in figlio. Ecco i lavori dei campi, la mietitura, la vendemmia, ecco i nonni a guardare le vigne e le nonne vigilanti e severe, ecco i bimbi: in braccio alla mamma, ai primi giochi in cortile, alle prime prove del triciclo, in classe, a scuola; con le maestre, attenti angeli custodi, le Prime Comunioni, le Cresime, le processioni e qui, a Fumo, l'inaugurazione (1940) del Santuario della Madonna voluto da don Orione, oggi santo. E, poi le gare: le corse, i balli il tiro a segno, le feste dei coscritti, i soldati che partono, i soldati che ritornano, e le grandi tavolate di amici nelle occasioni importanti e vi presenziavano anche personaggi illustri, di passaggio o venuti a proposito. Ecco il ristorante "Da Angelo" che segnò veramente un'epoca: tante fotografie ne testimoniano la festosa operosità. Più di mille foto, come pagine di un poema, sotto il grande portico, disposte a semicerchio. Dice bene il dott. Vaccaroli: non siamo noi a guardare loro, ma loro che guardano noi. Ci guardano: sguardi attenti e decisi, ansiosi e felici, dolci e severi: ci attraggono, si avvicinano, ci stringono. Ritrovo le amiche bambine, riconosco le amiche di mia madre. Il passato accende ricordi, il presente si scuote di emozione, passato e presente si confondono, sono una cosa sola, un momento di eternità. Come la luce abbagliante che inonda le colline. Lucia Dondoni Robecco Pavese broni Una dottoressa da ringraziare nVorrei pubblicamente ringraziare la dottoressa Bobba del Centro antidiabetico di Broni. Oltre che essere un bravo medico (lo dicono tutti), ha avuto anche parole buone per farmi sentire a mio agio anche con questo mostro di malattia che ho sempre odiato e purtroppo mi sono travata dentro. La sua gentilezza mi è stata di grande conforto. Grazie, grazie infinite. Maria Teresa Viscardi