Il basket di Poddi è una questione di amore

di Roberto Torti wPAVIA Il 9 settembre 1972, Olimpiadi di Monaco, in un orario (si finirà all'una di notte per esigenze tv) non meno irreale dell'atmosfera che grava sui Giochi (l'assalto al Villaggio e la strage degli atleti israeliani erano di appena tre giorni prima), si gioca la finale del torneo di basket. Di fronte Usa e Urss, suggestiva sfida in piena guerra fredda. Un duello annunciato tra le due favorite, una medaglia d'oro secondo pronostico già virtualmente al collo dei giovani e talentuosi americani: gli Usa, da quando il basket è sport olimpico, non hanno mai perso una partita. La sconfitta, la prima, arriva proprio quella notte lì, in finale contro gli odiati sovietici, al termine di un match troppo nervoso per essere bello (finirà 51-50, roba da minibasket) e in virtù di decisioni arbitrali che rimarranno un buco nero nella storia dello sport: l'ultima azione, palla agli Usa e 3 secondi a disposizione, si giocherà tre volte. Finchè alla terza, quella buona (almeno per i sovietici e per gli arbitri), vince l'Urss. Gli Usa faranno ricorso, glielo bocceranno. Gli americani non si presentano alla premiazione, il podio alla destra dei vincitori resta clamorosamente vuoto. Le medaglie non verranno mai ritirate. Il perché questa partita pesi tanto sul destino personale di Emiliano Poddi (che è nato tre anni dopo, nel 1975), è una scoperta che lasciamo volentieri ai lettori. Intorno a questa sfida - al racconto, al ricordo, alle conseguenze - si dipana "Le vittorie imperfette" (ed. Feltrinelli), mescolando storia vera (il match, appunto, e gli avvenimenti sportivi e storici di quei mesi) e presunta (il romanzo parallelo delle vite dei due numeri 14 che si contesero quell'ultimo pallone) intorno a un terzo tema conduttore, la vita dell'autore stesso, cestista e figlio di cestisti, che a quell'incontro - così racconta - si sente legato a doppio filo, forse di più. Emiliano Poddi (brindisino, scrittore, autore teatrale e radiofonico, docente alla Holden di Torino) ne parlerà domani, venerdì, alle 18 alla libreria Delfino di Pavia. Un'occasione per farsi rivelare l'esatto confine tra realtà e fantasia di un romanzo che intreccia strepitosamente sport e storia, cuore e ragione, amore e passione. Un libro di sentimenti profondi, di vittorie e di sconfitte, che sta un po' al basket come "Open" di Agassi sta al tennis. E che, come "Open", sarebbe un peccato grave consigliare solo a chi ama lo sport.