E la città si blinda per il vertice Onu Mille agenti in più
ROMA L'esplosione che ha gettato nel panico Manhattan mette nuova benzina sul fuoco acceso da Donald Trump, che durante la campagna elettorale ha sempre chiesto il pugno di ferro contro i terroristi, ipotizzando il divieto di immigrazione dalle aree «che hanno noti legami con il terrorismo» e il diritto all'ingresso nel Paese solo a «coloro che rispettano i nostri valori e i nostri cittadini». «Gente, viviamo in un momento in cui dobbiamo usare le maniere forti - ha detto ai suoi sostenitori riuniti a Colorado Springs, annunciando l'attentato prima delle autorità - Dobbiamo usare le maniere molto, molto, molto forti». «È terribile quello che sta succedendo nel nostro mondo, nel nostro Paese, e noi dobbiamo usare le maniere forti, essere intelligenti e vigili». Hillary Clinton, che al momento dell'esplosione si trovava con il presidente Barack Obama a una cena elettorale organizzata a Washington dalla Congressional Black Caucus Foundation, in mancanza di rivendicazioni ed elementi certi sulla matrice dell'attentato, al contrario dell'avversario ha scelto la linea prudente. «Prima di giudicare dovremo capire meglio cosa è successo, avere informazioni precise, capire i moventi di questi persone, capire chi si cela dietro questi incidenti». La candidata democratica ha espresso vicinanza alle vittime, ma ha ribadito la necessità di aspettare l'esito delle indagini: «Siamo in contatto con diversi funzionari della polizia di New York e vedremo cosa ci diranno. Potremo dire di più quando conosceremo i fatti». New York è una città blindata. Dopo un sabato sera di paura e una domenica agitata dal timore di nuovi attentati, la città che ha commemorato l'11 settembre scorso i 15 anni dell'attacco alle Torri gemelle, è sotto stretta sorveglianza. Le misure di sicurezza straordinarie già previste per l'Assemblea generale dell'Onu, che a partire da oggi porterà 150 leader mondiali al Palazzo di vetro, dopo l'esplosione sono state rafforzate. Il governatore Andrew Cuomo ha annunciato che, pur in mancanza di «ulteriori minacce», è stato deciso di schierare «a titolo precauzionale» mille unità di polizia dello Stato a New York e della guardia nazionale per sorvegliare gli obiettivi sensibili come le stazioni, Times square, i grandi magazzini del centro di Manhattan e la Fifth Avenue. Sotto la lente anche i ponti di accesso all'isola. La zona di Midtown, dove si trovano gli hotel che accoglieranno decine di capi di Stato e di governo, è militarizzata: agenti sorvegliano ogni angolo di strada, controllano le grandi arterie e le vie dell'area in cui si trova la sede delle Nazioni unite, che viene sorvegliata anche da pattuglie fluviali sull'East River. In campo ci sono migliaia di poliziotti, uomini dell'antiterrorismo e delle forze speciali. I cestini sono stati rimossi, schierati anche i cani anti-esplosivo. Tra i leader, attesi tra gli altri il presidente francese François Hollande, la premier britannica Theresa May, il presidente egiziano al-Sisi, quello turco Erdogan, il re giordano Abdullah, il premier israeliano Netanyahu e il presidente iraniano Rohani. Il premier italiano Matteo Renzi è arrivato in città ieri sera, mentre Obama, che prenderà parte con gli altri leader dell'Assemblea generale, è arrivato nel pomeriggio per partecipare a un evento del partito democratico. Oggi Renzi sarà presente al Summit sui migranti, dal quale è attesa la stesura di una Dichiarazione Onu sui rifugiati. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA