«Una città da fiaba, a misura d’uomo»
PAVIA A volte serve un istante per innamorarsi, a volte una vita intera. A volte, invece, servono esattamente tre settimane, per rendersi conto di amare e poi scoprire che il tempo per stare insieme è finito; ripromettersi, però, di non dimenticare. Dimenticare mai: è l'impegno che s'è presa con Pavia Teresa Cinque, l'artista originaria di Pietrasanta in Toscana che l'anno scorso ha vissuto qui tre settimane, alloggiata al collegio Cairoli, per partecipare al concorso di residenza d'artista indetto dall'Arvima. «Mi ricordo che sono arrivata agitata perché c'erano aspettative su di me: dovevo creare un'opera di livello in un periodo temporale ristretto e in un ambiente sconosciuto – racconta – Però Pavia mi ha subito colpito per la sua bellezza e monumentalità, ho apprezzato i suoi favolosi collegi e le facoltà ospitate in monumenti architettonici meravigliosi, ho amato la sua natura. La natura è quella che mi ha ispirato». Teresa Cinque ha infatti realizzato "Bosco di dentro", un'opera che riproduce su stoffa ritagliata e cucita l'ombra di un bosco, la cui silhouette ricorda l'insieme dei boschi nel circondario di Pavia. Teresa ha passato venti giorni a percorrerne con una bicicletta i sentieri suburbani, per ritrarre e fotografare le piante che vi crescono. L'opera è, inoltre, un tentativo di rifugiarsi nel proprio io interiore, in un universo fiabesco che, ammette, solo una città "a misura di uomo" come Pavia poteva suggerirle. «Si respirava una piacevole aria di paese che nulla ha da invidiare alle grandi metropoli – aggiunge – Ho vissuto per molti anni a Pisa, perché vi ho frequentato l'università, e il paragone non regge affatto: Pisa è bella, ma è messa peggio rispetto a Pavia, nell'organizzazione, nel mantenimento degli edifici, nelle aule per gli studenti. Qui, invece, sono rimasta veramente impressionata e viverci per tre settimane, come se non me ne dovessi mai andare, è stata un'esperienza che mi porterò dietro per la vita. Quindi, posso dire che la residenza dell'Arvima mi abbia donato un'opera, mentre Pavia tanti ricordi e un nuovo modo di vedere le cose. Credo che ogni occasione sarà buona per tornarci». (g. cur.)