Lite Renzi-Ue sull’immigrazione
di Gabriele Rizzardi wROMA Assicura di non aver «litigato» né «tirato il cappello per aria» ma fa capire che così non si può andare avanti. Dopo il vertice di Bratislava, che non ha portato nessun risultato concreto, Matteo Renzi torna a criticare la Ue sull'immigrazione e sulle politiche economiche. L'occasione è offerta da un intervento al Wired Next Fest di Firenze. E dal Salone dei Cinquecento parte la prima bordata. «Sull'immigrazione, il punto non è che noi vogliamo accogliere e loro no. Se è giusto salvare tutti in mare, non è giusto accogliere tutti solo in Sicilia e Puglia. Noi siamo italiani, quindi generosi, però non possiamo lasciare che un problema come l'immigrazione esploda per l'incapacità dell'Europa». Parole pesanti che sono accompagnate dalla richiesta di un intervento europeo a favore dello sviluppo dei Paesi dell'Africa: «O si interviene come Europa in favore dello sviluppo dei paesi dell'Africa o si sta perdendo tempo. E se non lo farà l'Europa, lo faremo da soli, ma l'Ue ha perso un'occasione» affonda il premier. Quanto alla distanza creatasi con la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese, Hollande, Renzi non fa marcia indietro: «Va bene l'attenzione alle regole e noi le rispettiamo, ma possiamo dire che queste non funzionano e lavorare per cambiarle. Noi non possiamo fare la foglia di fico ai problemi degli altri: io non sono fico e non sono foglia; noi non vogliamo far finta di nulla. L'Italia vuole più Europa, ma vuole un'Europa diversa e su questo si fa sentire». Dopo aver chiesto all'Europa di cambiare registro perché «di eventi scenografici non sappiamo che farcene», Renzi critica anche la ricetta austerità dettata dall'Europa e sponsorizzata dalla Merkel ed elogia invece gli Stati Uniti: «Dobbiamo riconoscere che la ricetta dell'austerità dell'Europa era sbagliata, e quella della crescita degli Usa di Obama era ed è giusta: lo dicono i numeri, la realtà». Ma è soprattutto sulla recente riunione dei 27 che Renzi non nasconde la sua delusione perché il vertice di Bratislava si è concluso con un «documento all'acqua di rose». Su questo punto il premier, che al termine del vertice ha rinunciato alla conferenza stampa congiunta con Merkel e Hollande, insiste molto e, nel pomeriggio da Berlino arriva la secca replica . «La roadmap di Bratislava è stata condivisa e concordata da tutti e 27 i leader presenti» taglia corto una fonte del governo tedesco che rimanda allo «spirito di collaborazione» sottolineato nella conferenza stampa della cancelliera tedesca. Resta il fatto che le distanze con Germania e Francia non diminuiscono. Il messaggio, diretto principalmente a Hollande e Merkel, ha una scadenza precisa: «Visto che ci siamo presi l'impegno del vertice di Roma nel marzo del 2017, io davanti ai miei connazionali la figuraccia non la faccio. O portano risultati concreti o amici come prima». ©RIPRODUZIONE RISERVATA