Cervesina, l’incubo-velocità

CERVESINA Auto che sfrecciano ad alta velocità, a ogni ora del giorno e della notte. Non è facile la vita per gli abitanti di Cervesina che risiedono lungo via Marconi, una delle principali strade di collegamento con Voghera. «Di giorno come di notte sono tante le vetture che non rispettano i limiti e ci passano sotto casa ad alta velocità - spiega Armando Paola - Addirittura se si sta uscendo in macchina dal cortile e arriva qualcuno a tutta birra, spesso capita di beccarsi anche qualche colpo di clacson. Peraltro è un tratto poco sicuro anche a causa delle condizioni dell'asfalto che non sono delle migliori. La polizia locale fa quel poco che può: c'è un solo vigile urbano, condiviso fra tre Comuni. E i due velobox hanno da tempo perso la loro efficacia dissuasiva». «Per chi ha l'abitazione che si affaccia in strada - aggiunge Immacolata Rossano - è una vera tortura, perchè quando le auto vanno così veloci sembra che ti stiano entrando in casa, per il rumore e le vibrazioni prodotte. Per il resto il paese sarebbe tranquillo, anzi, forse tin troppo: ci sono poche attività e purtroppo il lavoro è scarso». I servizi di base non mancano, ma a Cervesina non si può pretendere di più: la maggior parte delle persone in età lavorativa fa la vita da pendolare e durante il giorno lascia il paese agli anziani, divisi tra le partite a carte nei due bar della piazza e qualche passeggiata. «Per fortuna - spiega Maria Pia Vicentini, una degli ambulanti del mercato del giovedì - il Comune ha mantenuto e curato il mercato, vero punto di riferimento per i pensionati, oltre ai due negozi alimentari del paese. I nostri clienti sono in prevalenza anziani, perché chi lavora la spesa la fa d'abitudine fuori paese». A Cervesina lavorano anche alcuni stranieri, contenti dell'opportunità che il piccolo centro ha offerto loro: «Sono arrivata qui ben 15 anni fa dalla Romania. -spiega Liliana Iliasca, cameriera in uno dei due bar- Non conoscevo nessuno e non avevo lavoro. Ma da subito ho trovato persone gentili e disponibili in un piccola comunità che si apre a chi viene da fuori e non alza delle barriere. Anche una mia amica, arrivata 5 anni dopo di me, si è subito inserita senza trovare alcuna difficoltà». Alessio Alfretti