Medicina in inglese, i problemi arrivano da chimica

PAVIA Con medicina in lingua inglese si sono chiusi i test per le facoltà a numero chiuso. Per molte delle aspiranti matricole, che avevano già partecipato a quelli per medicina in italiano, detti "nazionali", quelli di ieri pomeriggio non erano facili. Per Fulvia Todisco la prova d'ingresso si è rivelata sostanzialmente abbordabile: «I quesiti scientifici presentavamo un certo grado di difficoltà, li ho trovati più ostici di quelli di medicina in lingua italiano della scorsa settimana. L'inglese? Partivo avvantaggiata dal momento che mi sono diplomata in un liceo bilingue di Bologna, che è la mia città». Anche il pavese Umberto Zerbinati non ha avuto problemi con l'inglese: «Ho studiato in Inghilterra, quindi nessun problema con la lingua straniera. Anche la tipologia di test non mi ha messo in difficoltà più di tanto, erano molto simili a quelli che dovevo affrontare quando ero all'estero. D'altronde è l'università di Cambridge a dettare la linea in questo tipo di prove». Patrizia Speranza arriva da Pescara: «I quesiti di chimica e biologia erano i più difficili. Il mio sogno professionale? Diventare un cardiochirurgo. Ma conviene, in questa fase, restare con i piedi per terra». Chiara Gargaglia è di Perugia e anche lei sogna una carriera da cardiochirurgo: «In molti hanno trovato i test di chimica difficili». Alla prova di ingresso per medicina in inglese c'erano anche studenti stranieri. Come il russo Vladan: «Si poteva fare, penso di averla superata». Giorgia Sari di Venezia: «Questi test sono sempre un terno al lotto, comunque penso di avere fatto abbastanza bene: dovrei averlo passato». Il bresciano Giovanni Baresi ha scelto medicina in inglese a Pavia: «La neurologia mi appassiona moltissimo, ma da qui alla specialità ce ne corre». Invece Giorgio Bigliani è di Pinerolo: «I quesiti di logica non erano facilissimi, comunque sono convinto di avere fatto bene». (p.a.v.)