l’analisi
Via Balcani o via Mediterraneo, le ondate migratorie minano l'Unione europea, già ora provata dalla sospensione, voluta da alcuni paesi membri, dello "spazio di Schengen". D'altronde, Schengen regge se vi sono frontiere esterne all'Europa; se mancano, inevitabilmente riemergono i "vecchi" valichi degli stati. La qualcosa è pericolosa per l'Italia che, con la Grecia, ha frontiere marittime, cioè più porose delle terrestri; con la conseguenza, continuando la pressione migratoria dal Mediterraneo, di trovarsi da un lato con i confini costieri penetrabili e, dall'altro, con quelli alpini blindati dalla fuga nordica da Schengen. La cosa sarebbe malamente reggibile politicamente (per la competizione per le risorse, specie nelle periferie urbane, tra locali e "nuovi") e pure democraticamente. Perché l'immigrazione, se percepita inarrestabile, cortocircuita i principi di legittimità dell'ordine politico democratico: ossia l'universalizzazione dei "diritti inalienabili dell'uomo" (quindi alle frontiere aperte) e l'opposto, cioè il controllo dei confini come espressione della sovranità politica, con la conseguente necessità del contenimento dei flussi migratori. Sottovalutando la questione, il rischio è che la crisi migratoria, come detto, divenga crisi di legittimità democratica. Ma, almeno, tutto ciò conviene all'economia? È tesi corrente, infatti, che le politiche delle frontiere aperte abbiano una loro ratio economica, determinata dalla struttura demografica (popolazione giovane) dell'immigrazione, vedendovi in ciò la risposta alle falle demografiche che, per il progressivo invecchiamento delle loro popolazioni, si stanno aprendo nei paesi europei. Tesi valida, in apparenza; d'altronde, su questa linea (anche se poi corretta) si è di recente espresso il cancelliere tedesco Merkel. Ciononostante, l'ipotesi dell'immigrazione risorsa ha dei limiti su cui merita riflettere; anche per evitare di assorbire - come sottolinea l'analista strategico Dottori su Limes - questa tesi come fosse una verità assoluta; perché, viceversa, per molti aspetti essa potrebbe essere problematica. In particolare, la prudenza nell'accettarne la validità dovrebbe essere d'obbligo in Italia dove, in considerazione delle sue diverse componenti economico/produttive se rapportate, ad esempio, a quelle di Germania e Usa (paesi da anni di forte immigrazione), politiche di crescita fondate sull'import di forza lavoro qualificata paiono più difficili da implementare. Piuttosto, vi è il rischio opposto: quello di far aumentare l'offerta di lavoro per immigrati nelle fasce marginali, nonché semilegali, del mercato del lavoro, con tutti i rischi sociopolitici del caso. Insomma, è inutile che ci illudiamo di acquisire con l'immigrazione, come spera di fare Berlino con i siriani, capitale umano qualificato per sostenere il nostro sviluppo economico/tecnologico. Quantomeno perché il nostro mercato del lavoro fatica a muoversi e, per di più, neppure trattiene il nostro capitale umano qualificato; che, difatti, emigra. Piuttosto, la scarsa attrattiva che l'Italia ha per l'immigrazione se non come corridoio di transito, fa vedere (nonostante le capacità del cosiddetto nostro capitalismo 4.0) i limiti della nostra economia nel creare lavoro. L'opposto della Germania che, al contrario, tende (e non da oggi, ci ricorda Dottori sempre su Limes) a produrre una domanda di lavoro eccedente rispetto alle proprie capacità demografiche. E sulla quale vuol scegliere governando, col resto del Nord d'Europa, le porte dei confini. Paradossalmente, quindi, il Belpaese rischia di restare imbottigliato tra migranti che vorrebbero solo transitarvi e l'impossibilità di offrire (dove tra questi vi fosse capitale umano industrialmente preparato) lavoro. Conseguentemente, è illusorio vedere nell'immigrazione (salvo nei settori relativi al welfare per anziani) una risorsa per lo sviluppo, dati i limiti della nostra macchina industriale. Certo, spazi ve ne sono, come detto, nei mercati marginali e semilegali, con le conseguenti problematiche d'ordine pubblico. In ragione di ciò, la politica degli arrivi va, al minimo, rallentata prima che la tenuta delle istituzioni democratiche sia erosa. Difficile? Sì, e molto; ma non farlo è pericoloso.