La Svizzera apre le dighe una speranza per il Ticino
di Stefania Prato wPAVIA La Svizzera apre i rubinetti e permette un maggiore afflusso di acqua nel lago Maggiore che comunque perde ancora qualche centimetro, scendendo a meno 26,3 centimetri sotto lo zero idrometrico. L'intervento svizzero scongiura comunque il rischio di toccare quota meno 29, il livello previsto per oggi. Ma attenzione, avverte Luigi Duse, vicepresidente del Parco del Ticino, «la Svizzera si è solo limitata a pareggiare i livelli, quello di entrata e quello di uscita dal lago», per poi richiudere immediatamente i rubinetti». Svizzera che può contare su un tesoretto di acqua di 600 milioni di metri cubi, pari a 600miliardi di litri, un'importante riserva idrica fondamentale per il funzionamento delle centrali idroeletriche. L'aumento della portata idrica, insiste Duse, ha solo tamponato momentaneamente la situazione, evitando di farla precipitare ulteriormente ma l'allarme resta e resta il fatto che «non possiamo dipendere dalla bontà della Svizzera che peraltro, sottolinea ancora il vicepresidente del Parco, «possiede solo una minima parte del lago Maggiore». «All'Italia - precisa - appartengono i nove decimi del bacino». Ma nessuno intende puntare l'indice nei confronti del paese vicino, piuttosto sulla decisione del Ministero dell'ambiente di tenere il livello idrometrico a 1,25 e non a 1,50, come da tre anni continua a ripetere il Parco. «La scelta del Ministero invece è quella di non trattenere l'acqua, ma di lasciarla scorrere per favorire le spiaggette del Verbano - sostiene Duse -. Una decisione che ci mette nelle condizioni di dipendere dai laghi alpini e di sperare nella pioggia di settembre. Bisognerebbe invece tutelare il nostro ecosistema e l'economia legata al fiume Ticino». La situazione di secca e di sofferenza che sta vivendo il Ticino non dipende dalla siccità, «come dimostra il fatto che lo stato di salute degli altri laghi sia ottimo», afferma Duse, ma da «una pessima regolazione delle acque». Un sistema che «ci costringe a rimanere alla mercè della Svizzera che decide quando e come aprire le sue dighe». «Così hanno fatto ieri, quando hanno erogato una quantità minima di acqua per poi richiedere i rubinetti», sostiene Duse, ricordando le conseguenze sui Navigli e sulla rete dei canali irrigui. «A prescindere dalla situazione attuale, è vergognoso che il Naviglio rimanga in secca per sei mesi all'anno, quando per gli interventi di manutenzione ne basterebbero tre al massimo. Non si possono ignorare le conseguenze sulla popolazione ittica».