«Avvio complicato ma con la vittoria nel Gp d’Austria...»
di Rocco Coletti Ormai è diventato un personaggio del motomondiale Andrea Iannone. A maggior ragione dopo che a Zeltweg, in Austria, ha riportato la Ducati alla vittoria dopo sei anni. Ha vinto il primo Gran premio della carriera dopo aver sancito il divorzio dalla casa di Borgo Panigale: dal 2017 sarà un pilota della Suzuki. Domenica sarà uno dei protagonisti del Gran premio di San Marino. È un Andrea Iannone cambiato, lo dice lui stesso. Cambiato dopo aver trascorso tre mesi lontano dall'Italia alla ricerca di un equilibrio interiore. E forse ha influito anche la bella amicizia nata con Belen Rodriguez. Iannone, la stagione è in linea con le sue aspettative? «Nella prima parte del campionato non proprio. Fino al sabato andava tutto bene, eravamo molto competitivi. E in America siamo andati sul podio. Nelle prime due gare potevamo ottenere molto di più. In alcune gare abbiamo sofferto e in altre non abbiamo raccolto quello che volevamo. Credo che il cambio di regolamento quest'anno abbia influito tanto sui nostri risultati. Adattarsi non era facile. Talvolta ho commesso anch'io degli errori». Poi? «Volevo che il campionato si fermasse, per rilassarmi e per riflettere. Avevo la necessità di riposarmi. Volevo isolarmi dal mondo, perché avevo percepito che c'era qualcosa che non andava. Sono stato tre mesi fuori dall'Italia; la mia vita è cambiata, mi sono liberato di tante cose e ho finalmente raggiunto la serenità interiore. Ho capito come si fa a trovarla. Ho imparato a affrontare i momenti di difficoltà e come uscirne». Si sente nel pieno della maturità come pilota? «No, un pilota non arriva mai nel pieno della maturità e Valentino Rossi ne è la dimostrazione lampante. A 37 anni è ancora lì che punta in alto. Probabilmente, c'è un'età in cui il talento va da solo; poi, bisogna affinarlo e tenerlo a certi livelli, perché poi arrivano i giovani e devi mantenere competitività. Per quanto mi riguarda, so che posso fare di più e lavoro in quella direzione». A inizio stagione tra cadute e incidenti ci sono stati dei problemi e sono arrivate delle critiche. Che cosa le ha dato fastidio di più? «Niente in particolare, se non il fatto di non poter concretizzare il mio potenziale. Tanta gente si aspettava e si aspetta da me tanto, e questo è un fatto positivo; nel momento in cui non mantengono fede alle aspettative che si creano ecco che inizia la discussione. Ma non parlerei di critiche. In ogni parte del mondo c'è gente che crede in me e questo mi fa piacere». A Brno la differenza l'ha fatta lo stile di guida o la moto visto che è arrivato al traguardo praticamente senza gomme? «La moto non può fare differenza in quel caso. Sono arrivato al traguardo perché volevo esserci io a tutti i costi. A mio avviso, per la sicurezza non potevo terminare la gara in quelle condizioni, era pericoloso. È andata bene». Quanto ha pesato il ritorno di Casey Stoner come collaudatore della Ducati? Che cosa vi ha dato? «Non lo so di preciso, posso dire che il collaudatore Michele Pirro ci ha dato tanto. Casey è come se corresse una gara, non fa lavori sperimentali. Ha fatto pochi test, anche se ha esperienza da vendere e la mette a disposizione della Ducati». Non è un peccato lasciare la Ducati nel momento in cui la scuderia è tornata a vincere? «È tornata a vincere con me (sorride, ndr). Vedremo in futuro che cosa farà. Lasciarla dopo averla riportata alla vittoria credo sia una cosa bellissima da parte nostra, sia mia sia della Ducati. Vado via con l'anima in pace, ho sempre avuto possibilità di restare, ma ho deciso di cambiare strada per alcuni motivi contrattuali. Ci sono cose che non andavano e io per rendere al massimo non devo avere pensieri. Deve filare tutto liscio. In Suzuki ho trovato quello che ho sempre cercato e voluto: sarò uomo-azienda, il primo pilota. È un passaggio fondamentale per la mia crescita». Dove risiedono i margini di miglioramento della sua moto? «Difficile rispondere, c'è sempre da migliorarsi. I motori sono in continua evoluzione». C'è anche Iannone per il titolo Mondiale? «Non ci penso, lavoriamo gara per gara. Ma non si sa mai». Rossi, Marquez e Lorenzo, sarà una corsa al titolo che si deciderà al fotofinish anche quest'anno? «Difficile fare valutazioni, potrebbe essere così». Che cosa ha cambiato la morte di Luis Salom tra voi piloti? «Abbiamo perso una persona come noi che vive come noi e che per questo sport ha dato la vita, come ogni giorno facciamo noi. Siamo coscienti a che cosa andiamo incontro ogni volta che saliamo in moto. Però, queste cose vengono notate solo quando accadono incidenti di quella portata». Pensa alla sua Vasto e qual è la prima immagine che le viene in mente? «Vasto è Vasto, dove sono nato e cresciuto. La porto nel cuore, ovunque. Lì ho amici e persone che mi vogliono bene. E poi c'è gente che anche se non mi conosceva mi segue con affetto. E comunque Vasto per me è la città più bella del mondo». @roccocoletti1 ©RIPRODUZIONE RISERVATA