MA NON È SOLTANTO XENOFOBIA

di GIANCESARE FLESCA Già sette giorni prima dello schiaffo incassato da Angela Merkel in Pomerania, l'ex direttore di Le Monde Jean Marie Colombani ,facendo il bilancio di quest'ultima estate scriveva che le sue convulsioni la trasformano in una sorta di «caduta del muro di Berlino alla rovescia, la manifestazione più evidente di un possibile regresso storico:quello della democrazia liberale». Sullo sfondo di uno scenario così inquietante,sul quale ritorneremo,si può dire soltanto che l'affermazione della ADF,il partito antisistema tedesco, aggiunge una goccia d'acqua al mulino di quanti considerano la cancelliera personalmente responsabile delle aperture che hanno aperto l'Europa agli immigranti, provocando una reazione a catena in tutto il continente e un forte sentimento anti-tedesco. Da qui alle elezioni dell'autunno 2017 la Cancelliera dovrà recuperare i voti perduti soprattutto nel suo elettorato, mantenendo la leadership di un partito dove non ha eredi. Anche perché, sostiene il giornale conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung è riduttivo pensare che il guaio venga soltanto dalla questione dei migranti. In realtà si sta manifestando per la prima volta dal dopoguerra un'avversione all'integrazione con l'Occidente,pilastro della politica estera tedesca dopo il nazismo. Ad essere rigettata è la natura di compromesso della politica, evidente nella diffidenza verso l'UE e con l'opposizione ai trattati internazionali come il Ttip miranti a perfezionare la globalizzazione. Non solo xenofobia o paura del diverso,ma un rifiuto della politica che accomuna molti paesi. In molti dei quali la destra populista è già al governo, come in Polonia, in Ungheria, in Slovacchia, in Finlandia, in Lettonia ,in Lituania.Fra poco saranno raggiunti dall'Austria, dove il 2 ottobre si vota per il Presidente, e l' Olanda, dove il famoso Gerd Wilbers, nei sondaggi viaggia intorno al 25 per cento. Alla Danimarca, come alla Francia di Hollande, non resta che sperare in una coalizione di salute pubblica per impedire che in primavera il potere vada a formazioni del genere. Un saggio intelligente ma provocatorio di Jakub Grygl (" Il ritorno degli Stati nazion e") sostiene che i cittadini del vecchio continente sentono che la UE non difende i loro confini-un'esigenza primordiale- e che allora tanto vale rafforzare la Nato e mandare Bruxelles a ramengo. Allungando lo sguardo sulle vicende di questa indimenticabile estate, si capisce che fenomeni come Donald Trump e la Brexit non siano motivati soltanto da un rigurgito di Vandea. Certamente la componente nazionalista è stata importante, ma che determinante è stata , nell'un caso e nell'altro, la grave crisi depressiva che sta vivendo il ceto medio in ogni parte del mondo che lo ha portato a manifestarsi alieno, se non ostile, alla politica. E' questa la caduta alla rovescia del muro di Berlino. Il successo della democrazia liberale nella seconda metà del XX secolo si è fondato sull'estensione del campo d'azione e della prosperità delle classi medie all'interno di società globalmente omogenee, nella cornice di un ordine mondiale stabile e trasparente. Adesso viviamo in un'epoca in cui la mancanza di crescita e la mancata correzione delle disuguaglianze, le classi medie sono stagnanti e temono un declassamento in seno a società sempre più eterogenee, e in uno scenario mondiale instabile e oscuro. E il regresso della democrazia liberale fa nascere ovunque una presunta democrazia «illiberale»come in Polonia, in Ungheria, in Slovacchia, dove si maschera sempre meno una tentazione autoritaria. Ovunque circola l'idea che le istituzioni rappresentative, ostaggio delle élite, sarebbero l'ostacolo che si frappone ad una volontà popolare che non accetta gli immigrati, né il libero scambio, né l'Europa,e ancor meno le garanzie delle minoranze. E in tutto a questo la sinistra rimane muta. Arrivano soltanto la fulgida epopea di Bernie Sanders, unico sollievo rinfrescante in una torrida stagione da dimenticare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA