Il cuore del pugile Wepner The Bleeder ricorda Rocky

di Michele Gottardi wVENEZIA Un altro film sul pugilato? «No, un film sull'amore e su una persona che mi ha molto commosso». Liev Schreiber esordisce così per descrivere il suo personaggio, Chuck Wepner, entrato nel mito grazie al cinema e a Rocky. "The Bleeder" - il sanguinolento, per la facilità nel rompersi il sopracciglio - di Philippe Falardeau (una nomination agli Oscar per "Monsieur Lazhar"), riuscito film fuori concorso alla Mostra di Venezia, ripercorre le tappe della sua carriera, da quando Muhammad Alì volle sfidare un bianco per il titolo mondiale dei massimi, dopo aver battuto George Foreman nello Zaire. Wepner non era il numero due, ma la spinta di Alì fu decisiva, anche perché "Il più grande" pensava di farne un sol boccone in tre round. Invece Wepner resistette sino alla fine, sconfitto per ko tecnico a 15" dalla fine, dopo aver buttato a terra Alì al nono round. «Mi ha commosso questo atteggiamento aperto, generoso, con il quale finisce nella trappola per conigli del narcisismo. Per attori come noi impersonare la paura di essere presi e lasciati è reale e, in questo caso, eccitante» dice Liev Schreiberl. Dopo aver perso con Alì, Chuck entra nel consueto tunnel di perdizione, droga, donne, successo e caduta, disfa una famiglia e ne costruisce un'altra, passando per la galera. Un classico, e il film lo è, anche se lascia il pugilato ai margini, eccezion fatta per un paio di citazioni da "Una faccia piena di pugni", con Anthony Quinn nei panni di un perdente con cui Wepner si identifica. Un perdente di successo se Stallone lo esaltò in "Rocky": «Sly è stato molto generoso con noi, ci ha raccontato molti particolari di Chuck - aggiunge - svelando un'indole molto più fragile di quanto il suo carattere spaccone nascondesse». Lo conferma Falardeau: «Io non sono un regista di sport, per cui sono andato alla ricerca della natura del pugile, avrei voluto abbracciarlo per i suoi difetti». Naomi Watts, l'attrice compagna di Schreiber nella vita, ha scelto di non interpretare quel ruolo sullo schermo, prendendosi invece la parte di Linda, con la quale l'ex pugile vive ancor oggi nel New Jersey. «Linda è molto diversa da me, ma quando ci siamo incontrate si è creata una grande complicità che ha fatto emergere debolezze e semplicità dei personaggi. L'ho registrata guardando come parla e si veste, e ci siamo trovate anche molto bene insieme. E così ho preferito seguire l'amore di Linda che porta Chuck alla salvezza». In Sala Grande al Lido, in serata prima della proiezione del film, a Liev Schreiber è stato consegnato il premio Persol, che va a chi vede il cinema come terra di frontiera tra generi classici e nuove tecnologie. ©RIPRODUZIONE RISERVATA