Tra tende e alberghi la “guerra tra poveri”

di Lillo Montalto Monella wROMA Mentre nei luoghi del sisma si scavava anche a mani nude per estrarre dalle macerie i dispersi, su internet è montata una "guerra tra poveri", come l'ha chiamata Luigi Di Maio. Una polemica tesa a separare vittime di serie A e vittime di serie B. Italiani e migranti. «Come sono stati reperiti alloggi in case, ville e alberghi per i finti profughi, tanto più trovo indispensabile e indiscutibile che si trovino alloggi uguali e confortevoli per i nostri connazionali italiani e immigrati regolari», ha scritto in una nota Tony Iwobi, responsabile federale Dipartimento Sicurezza e Immigrazione della Lega Nord. Su Facebook e Twitter sono proliferati commenti di fuoco del tenore «Tende per gli italiani, hotel per gli immigrati. #SeQuestaelItalia #terremoto». Immancabile il post su Facebook di Salvini, che ha dato ragione a don Cesare Donati, controverso parroco di Boissano, in Liguria. Sempre su Facebook il prete scriveva: «Adesso è il momento, vista la tragedia del terremoto di mettere gli sfollati nelle strutture e i migranti sotto le tende». Se in tanti hanno stigmatizzato la propaganda leghista, definendola un "atto di sciacallaggio" al pari di quelli contro cui Salvini si è scagliato su Twitter - al momento un solo arresto a fronte di un notevole spiegamento di forze dell'ordine - dai luoghi del sisma arrivano ben altre notizie. Come quella dei migranti del Gruppo Umana Solidarietà della Provincia di Ascoli Piceno. Oppure quella dei richiedenti asilo (nordafricani) partiti volontari alla volta di Amadola, o degli afgani scambiati per sciacalli nel tentativo di salvare due connazionali di 26 e 27 anni finite stritolate sotto una casa. Immediate sono arrivate le scuse.