Ferloni: «I dati peggiori tra Pavese e Lomellina»

PAVIA «È preoccupante il dato medio che riguarda i livelli di polveri sottili, di ossidi di azoto e, in estate, di ozono». Il professor Paolo Ferloni, docente di chimica dell'università di Pavia, ricorda che ci sono zone della nostra provincia in cui l'aria è profondamente malata e altre in cui la situazione è decisamente migliore. «L'Oltrepo, fatta eccezione per Broni e Voghera, sta sicuramente meglio per valori di inquinanti - sostiene Ferloni - mentre sono alte le concentrazioni di composti tossicologicamente rilievanti in altre aree della nostra provincia, come il Pavese e la Lomellina, con livelli che si impennano dove ci sono impianti di incenerimento, come a Parona, che determina conseguenze negative anche su Vigevano e Mortara, e a Corteolona, con conseguenze su tutte le zone limitrofe. Oppure a Sannazzaro dove si trova la raffineria più grande d'Europa». Ma la preoccupazione maggiore, afferma il docente, deve riguardare i livelli di ossidi azoto, per i quali la provincia di Pavia è quarta il Lombardia, e di polveri sottili, dove invece, per Pm2,5 e per Pm10, si piazza in quinta posizione, mentre sale in terza per i valori di Pts, le particelle totali sospese. «Il dato medio è elevato sull'intero territorio provinciale che - precisa - non è una provincia industrializzata. A produrre ossidi di azoto è soprattutto il traffico veicolare, oltre alle combustioni di origine industriale, a quelle derivanti dalla produzione di energia elettrica e al riscaldamento domestico. L'anidride solforosa è invece in diminuzione costante negli ultimi trent'anni». Ma non si devono sottovalutare le conseguenze del biossido di azoto. «È causa delle piogge acide che danneggiano il sistema respiratorio, ma anche i nostri monumenti», sottolinea Ferloni che ricorda poi i danni determinati dagli ossidi di azoto, «sostanze velenose come i composti organici volatili». «I Cov raggiungono anche i 300 metri di altezza e qui si miscelano con altri inquinanti, interagendo con ioni e radicali presenti in atmosfera. Combinati con l'ozono producono reazioni particolarmente dannose». Altro dato da tenere sotto controllo è quello che riguarda i livelli di ozono, «pericoloso in estate». L'anidride carbonica invece, di per sè, «non è velenosa». Ma fa parte di quei gas che vengono messi in relazione con sempre maggiore evidenza scientifica all'effetto serra, cioè al riscaldamento dello strato inferiore dell'atmosfera del pianeta. «Ne produciamo molto perché bruciamo molti idrocarburi - dice il docente -. L'utilizzo intenso di auto e riscaldamento diventa inevitabilmente pericoloso per la sopravvivenza dell'ambiente». (st.pr.)