Matematica e fisica al top università sale in classifica

di Stefania Prato wPAVIA Cresce l'università di Pavia nella classifica della Jiao Tong University di Shanghai che prende in esame le 500 università migliori nel mondo. E nell'Academic Ranking of World Universities 2016 (Arwu) sono matematica e fisica a fare meglio di altre facoltà, piazzandosi nel range 151 - 200, la stessa in cui si trova la Normale di Pisa. Nella graduatoria mondiale, il nostro ateneo si trova nella fascia 310 - 400, mentre, tra quelli italiani, ottiene la decima posizione che condivide con l'università di Milano Bicocca e la Federico II di Napoli. Ma ad eccellere sono i dipartimenti di matematica e fisica. E lo fanno ininterrottamente dal 2013, risultato che è «frutto di una consolidata tradizione», fa notare Michele Livan, docente di fisica e delegato del rettore per le infrastrutture della ricerca. Nel complesso, l'università di Pavia, nella classifica Arwu, è tornate a salire, dopo che per tre anni consecutivi (2013 - 2015) era rimasta nella fascia 401 - 500, mentre nel 2012 non era neppure entrata in graduatoria. Bisogna tornare al 2003 per trovare il nostro ateneo tra i primi 300. Gli indicatori presi in esame dall'Arwu sono molto rigorosi e comprendono premi Nobel e riconoscimenti accademici ricevuti, qualità della ricerca (paper pubblicati e ricercatori più citati) e le performance rispetto al numero degli iscritti. In particolare sono 6 i parametri su cui si basa la classifica: premi internazionali di ex studenti (10%) o di ricercatori della singola università (20%), le citazioni di pubblicazioni scientifiche in Thomson-Reuters (20%), le pubblicazioni "Nature & science" (20%), le pubblicazioni tecnologico-sociali (20%). Questi parametri sono poi correlati con lo staff accademico, dando un ulteriore parametro di produttività pro-capite (10%). Il risultato è tutto sommato abbastanza positivo per l'intero sistema universitario italiano che, anche se non è rappresentato nelle prime 100 posizioni monopolizzate dalle ricche università anglosassoni, vede circa un terzo degli atenei del Paese (19 su 60) nelle prime 500 posizioni su 1200 università censite e su 17.000 stimate nel mondo. Dati che mostrano quindi come il rendimento delle nostre università pubbliche sia mediamente elevato, a fronte di un cronico e drammatico sottofinanziamento da parte dello Stato, che vi destina lo 0,42% del Pil (Francia e Germania vi destinano più del doppio) e il basso numero di addetti alla ricerca, oggi meno della metà di quello degli altri Paesi occidentali.