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di Michele Di Branco wROMA La doccia fredda di Ferragosto, con l'Istat che ha certificato il Pil a quota 0 nel secondo trimestre 2016 costringe il governo a cambiare i piani. Renzi sognava una legge di Stabilità in discesa ma l'economia che rallenta vuol dire minori risorse a disposizione con il rischio di dover rinunciare ad alcune operazioni (come il taglio dell'Irpef che tanto sta a cuore al premier) e soprattutto la certezza di dover trovare almeno 30 miliardi per far quadrare i conti. Il dato sul Pil in affanno era atteso e al ministero del Tesoro non si rassegnano affatto ad una legge di Stabilità giocata solo sulla difensiva per mettere rimedio a quei 4,7 miliardi che potrebbero mancare, per effetto della crescita che rallenta rispetto all'1,2% stimato dal governo e ormai irraggiungibile. «Puntare tutto sullo sviluppo e sulla produttività», ecco le parole d'ordine che arrivano dal dicastero di via XX Settembre. Tuttavia, il peso della legge di Stabilità potrebbe essere più leggero, poco più di 20 miliardi, se il negoziato di settembre con Bruxelles sulla flessibilità dovesse produrre frutti maturi. Palazzo Chigi, spiegano fonti vicine a Renzi, giocherà la carta delle riforme già realizzate ma soprattutto in marcia (tra cui la riforma costituzionale, condizionata però dall'esito del referendum) per strappare ai partner europei nuovi spazi fiscali di manovra e per alleggerire il peso della legge di Bilancio. Il deficit già concordato per l'Italia parla di un obiettivo dell'1,8% nel 2017 mentre il Paese viaggia intorno al 2,3%. È all'interno di quella forbice che il governo tenderà di strappare margini utili da sfruttare nella composizione della legge di Stabilità. La parola d'ordine è quindi trattare con Bruxelles per ottenere margini di flessibilità in più e confezionare una manovra fortemente improntata alla crescita. «Non dobbiamo attivare altre clausole - spiega una fonte di governo - ma fare una trattativa all'interno delle regole europee che ci sono e arrivare ad una manovra robusta ed incisiva che eviti l'aumento dell'Iva, intervenga su pensioni e produttività». Si guarda quindi alla manovra per il 2017 come ad un'occasione per rilanciare la ripresa, una manovra espansiva, con l'obiettivo di spingere sui redditi e quindi sulla potenzialità dei consumi. I margini di manovra sono però assottigliati dallo sminamento della clausola da 15 miliardi sull'aumento dell'Iva che sarebbe un colpo mortale proprio ai consumi che l'esecutivo intende spingere. Sul fronte pensioni il governo allo stato ne mette sul piatto 1,5 (di cui 700 milioni solo per finanziare la flessibilità in uscita) con l'impegno di trovarne altri, come reclamano i sindacati Si discute così anche dell'ipotesi di intervenire in due fasi scrivendo comunque sulla manovra 2017-2019 il timing dell'intervento. Ma il tema pensioni inizia anche a scaldare gli animi all'interno dello stesso esecutivo. E il viceministro all'Economia, Enrico Zanetti, mette in guardia Renzi: se perde il referendum dovrà andarsene. Tra le altre voci, sono in ballo inoltre i 500 milioni da destinare alla lotta alla povertà che lo stesso governo indica come risultato dei risparmi nel caso di una vittoria del Sì al referendum costituzionale. Nel menù (oltre alla riduzione già coperta dell'Ires dal 27,5 al 24%) figurano anche un taglio selettivo dell'Irap (400 milioni), il rinnovo della decontribuzione sui contratti (600 milioni) e la proroga degli Ecobonus (2 miliardi) che hanno impresso una forte spinta all'edilizia. Quanto alle coperture, la strategia di fondo appare già tracciata. Tagli alle tax expenditures, 2 miliardi dalla voluntary discolsure bis e da una spending review resa più efficiente - spiega il Mef - dalla riforma del bilancio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA