Rifiuti stoccati da anni all’ex Valdata
di Roberto Lodigiani wRETORBIDO Prima la diffida dell'Amministrazione provinciale alla Valdata, perchè provvedesse al più presto a catalogare e classificare i rifiuti stoccati nel sito dell'ex fornace, e a pianificare la bonifica; poi, di fronte all'assoluto silenzio della ditta (in liquidazione), l'informativa del Comune di Retorbido alla procura di Pavia, per segnalare la potenziale situazione di pericolo. Si è arrivati così ai controlli e alle campionature dei tecnici di Arpa Lombardia, seguiti dall'ispezione della Guardia Forestale di Rivanazzano e al nuovo sequestro dell'area. Nuovo, perchè i sigilli all'ex fornace erano già stati apposti nel 2008 dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe), dopo il rinvenimento di un deposito non autorizzato di 30mila metri cubi di polveri da abbattimento dei fumi e altri cento metri cubi di scarti di demolizione. Quei materiali, per quanto risulta, non sono mai stati rimossi. Più o meno alla stessa epoca risale anche lo stop all'attività di Laterlite, la società con sede centrale in provincia di Parma che aveva acquisito parte del sito per produrre argilla espansa. Dunque, la presenza di rifiuti all'ex Valdata non rappresenta una novità, ma un fatto in qualche modo risaputo. L'inchiesta aperta dalla procura, sulla scorta dell'esito delle analisi effettuate da Arpa, consentirà, però, di fare piena luce sull'esatta natura dei materiali e delle sostanze stoccate nel sito. Di che cosa si tratti esattamente, al momento non è dato a sapere, visto che le indagini sono coperte da un rigido segreto istruttorio. I rischi di una potenziale «bomba ecologica» sono stati, tuttavia, evidenziati più volte. E sottolineati anche dal geologo Alberto Maccabruni, consulente del comitato No inceneritore di Retorbido, alla recente audizione davanti alla commissione attività produttive e ambiente del Senato. Maccabruni ha ricordato i 30mila metri di ceneri «abusivamente stoccate», le «40mila tonnellate di agenti espandenti» e i «5 milioni di metri cubi di argilla» utilizzati per la produzione di argilla espansa, per poi sottolineare che «ad oggi, inspiegabilmente, non è stata eseguita alcuna indagine preliminare ambientale e un'eventuale caratterizzazione dei rifiuti presenti». Tutto questo in funzione e previsione di quello che - ormai chiuse fornace di mattoni e stabilimento Laterlite - si vorrebbe realizzare nell'area ex Valdata, ovvero l'impianto di pirolisi per il trattamento di pneumatici usati (pfu). L'interrogativo che inevitabilmente ci si pone è se e quali saranno le ripercussioni sul progetto di Italiana Energetica Tire. Se lo chiede anche l'assessore regionale Claudia Terzi (vedi box a fianco). Il verdetto finale dei tecnici del Pirellone sulla fattibilità o meno dell'impianto è atteso entro settembre. Ma dopo il sequestro dell'area e l'avvio di un'inchiesta penale, è logico attendersi un allungamento dei tempi, a prescindere dalle decisioni del Pirellone. «No comment», per ora, da parte dell'ingegner Silvio Arrivabene, dirigente di primo piano di Iet. Riserbo e cautela anche dal comitato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA