Imprese pavesi, lotta per l’autonomia
di Stefania Prato wPAVIA Accorparsi a Cremona e Mantova, unirsi a Lodi o a Milano, ma anche mantenere l'autonomia. È tutto da decidere il futuro della Camera di commercio di Pavia. Sul tavolo quattro opzioni, da valutare all'interno della riforma Madia che ha l'obiettivo di ridurre il numero delle Camere per razionalizzare i costi. Riforma che approderà in Consiglio dei ministri in questi giorni e che obbliga Unioncamere a ripensare alla mappa degli enti che dovranno passare dagli attuali 105 ad un massimo di 60. Per Pavia si aprono quindi strade diverse. Non ultima quella di evitare accorpamenti e rimanere sola, nonostante conti 59mila imprese iscritte, numero abbastanza distante dalla quota minima imposta dalla riforma, fissata in 75mila. Il presidente della Camera di commercio Franco Bosi, prospettando anche questa possibilità, fa sapere che «il futuro dell'ente camerale si deciderà con Unioncamere, appena verranno approvati i decreti attuativi». E precisa: «La situazione è in essere e siamo ancora lontani da una soluzione finale». Se i tempi sono in effetti ancora lunghi, il conto alla rovescia è già iniziato. L'accorpamento con Cremona e Mantova ancora non sembra sfumato del tutto. «Le due Camere di commercio infatti sarebbero già orientate ad unirsi tra loro, ma si potrebbe considerare un accorpamento a tre - dice il presidente -. Il problema è legato a Mantova che non vorrebbe l'inserimento di Pavia». Pavia potrebbe quindi unirsi a Lodi, altra provincia vicina che conta circa 20mila imprese iscritte. «Ma Lodi potrebbe accorparsi a Milano», precisa il presidente Bosi che poi non esclude l'unione tra Pavia e Milano, fino al mantenimento dell'autonoma. «Dall'emanazione dei decreti attuativi, ci sono 180 giorni di tempo per definire gli accorpamenti, discutendone in Unioncamere - spiega Bosi -. Se non si arriva ad una soluzione, ci sono altri 60 giorni, fino all'intervento del Ministero dello sviluppo economico». Importanti le novità previste nella legge delega. Le Camere di commercio non avranno più una sede per ogni provincia, ma opereranno "nelle circoscrizioni territoriali esistenti" con la presenza di almeno una sede in ciascuna Regione. Sarà l'organo rappresentativo delle Camere a occuparsi del piano di razionalizzazione. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge Unioncamere dovrà inviare al Mise il piano per i tagli. Una volta inviato il piano le nuove circoscrizioni saranno approvate dal ministero entro altri due mesi. Prevista anche la riduzione delle aziende speciali mediante accorpamento di tutte quelle che svolgono compiti simili o che comunque possono essere svolti in modo coordinato.