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RIO DE JANEIRO Fissi gli occhi di Irma Testa e sono gli stessi della tigre. Al Riocentro Pavilion anche quando si toglie i guantoni dopo l'allenamento resta concentrata, lucida sul da farsi malgrado qualche uppercut preso sul mento. 18 anni, proviene da una famiglia dignitosa, ed è pugile delle Fiamme Oro già arruolata in Polizia. È alla sua prima Olimpiade da senior qui in Brasile ed è soprattutto la prima per un'italiana nella boxe. Stasera l'esordio negli ottavi nei pesi leggeri (categoria 60 kg.) contro l'australiana Shelley Watts sul ring tinto d'azzurro vicino Copacabana. Che vorrà far diventare suo come se stesse combattendo su un'altra spiaggia, quella di casa a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, che per l'evento si è attrezzata installando un maxischermo tv al Rena Nera. Proiezione in seconda serata, dalle 22.30 sui canali Rai, lì sulla battigia e con le brezze del mare che spirano. «Come se vedessimo al cinema Toro scatenato, il film con De Niro – spiegano i suoi sostenitori tra cui Dario Ricciardi costretto dalla nascita su una carrozzina e legato a Irma da un rapporto speciale e disinteressato –Tutta Torre Annunziata sarà con lei. Combatte anche per noi». Intanto la Rio di Irma è circoscritta alla palestra, al villaggio e alla mensa: «È un momento importante che affronto con determinazione e una buona dose di maturità nonostante abbia solo 18 anni – ha detto la Testa – Qui a Rio ci sono anche mia sorella Lucia e tre amiche». E sì proprio Lucia Testa, la sorella più grande appunto, è stata agli inizi la sua guida sul ring nella palestra della Boxe Vesuviana gestita da Lucio e Biagio Zurlo, padre e figlio. Soprattutto Zurlo padre era piuttosto scettico sull'idea delle donna pugile ma Irma col suo diretto ha evidentemente messo ko anche quel preconcetto che vedrebbe l'uomo più adatto per il ring rispetto al gentil sesso. «Il maestro mi sconsigliò, mi fece capire che sarebbe stato meglio praticare un'altra disciplina ma io ho insistito e ho vinto». E con buoni risultati in termini di appeal perché se oggi in quella palestra ci sono tante ragazze una buona parte di merito sarà anche suo. Oltretutto la Testa potrebbe diventare, con i risultati di Rio, anche l'icona dell'Italia Team per quest'Olimpiade che, almeno tra i confini dello Stivale, sembrerebbe essere giudicata in modo piuttosto sessista dopo il nick inadatto delle "cicciottelle" assegnato alle tre atlete del tiro con l'arco e i rimbrotti a Federica Pellegrini colpevole secondo qualcuno di essersi impigrita: «Non ho messaggi particolari da lanciare se non la mia voglia e il mio desiderio di disputare una grande olimpiade – ha proseguito Testa – Sento vicino i miei concittadini e sono felice che seguiranno il mio match dal maxischermo». Ora però c'è l'impegno, l'incontro con la Watts di 10 anni più grande dell'italiana. Irma è forte dell'oro al mondiale junior a Taiwan dell'anno scorso e dell'argento di due anni fa alle olimpiadi giovanili in Cina: «Non conosco la mia avversaria ma ci vorranno un paio di scambi per capirla». Le ali sono aperte, ora alla farfalla del ring spetta volare. Carmelo Prestisimone