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di Andrea Eusebio wRIO DE JANEIRO L'avevamo lasciata delusa e arrabbiata per una prova, quella nella carabina 10 metri, andata come peggio non poteva; la ritroviamo serena durante i festeggiamenti per l'oro di Niccolò Campriani, suo fidanzato da anni, e determinata nel rifarsi dopo la debacle dell'esordio (torna in linea di tiro oggi alle 9 italiane per l'assalto al podio nella carabina tre posizioni 50 metri). Come a Londra, anche in queste Olimpiadi a Petra Zublasing tocca il sali e scendi dettato dal doppio ruolo di atleta-tifosa, fra la tensione per i propri impegni e il tifo per un fidanzato che, a differenza sua, ha saputo tenere a bada le emozioni dell'esordio a Rio: «La mia performance è stata traumatica - ammette - per fortuna mi sono ripresa e sono contenta di essere qui a festeggiare Niccolò». Ventisette anni, già campionessa mondiale ed europea, alla bolzanina piace porre i puntini sulle i, a costo di risultare scomoda. Facendo, infatti, eco alle polemiche di Campriani sul cambio di regolamento che lo aveva addirittura indotto a «odiare il tiro a segno», l'altoatesina rincara la dose: «È come avere un vantaggio di due secondi nei 200mt e a un passo dal traguardo il distacco si azzera, è un'ingiustizia». Parla così, Petra, perchè solo lei sa cosa significhi convivere con un campione come Niccolò, faccia d'angelo ma carattere spiccato, come mostrato nella finale di Rio: «È il mio cavaliere: continuo a definirlo un tipo morbido, nel senso che riesce a limare tutte le mie spigolosità e porre rimedio ai disastri che combino io. Certo, poi sa essere testardo e ambizioso come pochi e gli ultimi tre anni non sono stati facili per noi». Negli occhi di Petra c'è tutto l'affetto della compagna e tutta la comprensione della collega, ingredienti che Campriani stesso ha rimarcato, ennesimo esempio di come questi fenomeni della linea di tiro siano anche e soprattutto altro: «Niccolò è laureato in ingegneria civile, ha un master in quella sportiva, ha lavorato un anno in Ferrari e sta cercando un PhD (dottorato di ricerca); questo per dire che al di là dello sport, dove ci spremono per qualche anno per poi dimenticarsi di noi, si può essere tante altre cose» dice con maturità non comune alla sua età. Tanto da avventurarsi in un argomento, la squalifica di Schwazer, dal quale molti azzurri fuggono: «Non so come andrà a finire (al momento dell'intervista la sentenza del Tas è ancora sconosciuta, ndr), ma è una tragedia a prescindere: bisognerebbe capire che dietro a una gara non tutto è bianco o nero, è l'intero mondo dello sport a doversi interrogare su certe dinamiche. Ed è un peccato che questi episodi attirino una sorta di nuvola di gossip, si rischia di oscurare momenti bellissimi come le medaglie azzurre». A proposito di oro, oggi tocca di nuovo a lei imbracciare la carabina: «L'affermazione di Niccolò - confessa tornando seria - potrebbe crearmi qualche pressione di troppo, ne sono cosciente ma non voglio soffermarmici. Mi piace invece pensare che amo tirare, amo gareggiare, e che le delusioni fanno parte del gioco». Male che vada, a casa c'è sempre un cavaliere, morbido, che ti aspetta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA