I docenti in piazza Troppi trasferimenti verso scuole del Nord
di Michele Di Branco wROMA Docenti ancora in piazza contro i trasferimenti di sede previsti dal piano di mobilità straordinario. A centinaia, ieri, hanno protestato a Potenza, Palermo e Bari per denunciare «l'esodo vergognoso che sta depauperando il Mezzogiorno». Il piano riguarda in particolar modo insegnanti neo-assunti delle medie e delle primarie del Sud che a settembre saranno costretti a fare le valige per raggiungere cattedre molto lontane al Nord. A Potenza un centinaio di docenti si è riunito davanti all'Ufficio scolastico regionale per denunciare l'incostituzionalità della legge che, hanno scandito, «non tiene conto delle situazioni personali e familiari e dei tanti anni passati nella scuola». A Palermo invece gli insegnanti, che hanno organizzato un sit in davanti alla Prefettura, hanno chiesto al governo di aprire un tavolo per fermare i trasferimenti. Nel mirino dei sindacati, che rappresentano le voci della protesta, i criteri dell'algoritmo che ha determinato i trasferimenti e che, in diversi casi, non avrebbe rispettato l'ordine di punteggio per assegnare ai docenti gli ambiti territoriali. Numerosi insegnanti, neo immessi in ruolo grazie al decreto della Buon Scuola, lo scorso anno sono riusciti ad evitare il trasferimento al Nord grazie alle supplenze che avevano già in corso nella propria città, ma adesso saranno costretti a partire, per almeno tre anni, verso località ancora più distanti rispetto a quelle che erano state assegnate lo scorso anno. I manifestanti chiedono l'annullamento delle operazioni di mobilità e la creazione di una graduatoria unica del trasferimento per ambito territoriale provinciale. Il governo tiene il punto.«La mobilità generale quest'anno riguarda 200mila insegnanti, la stragrande maggioranza dei quali chiede il trasferimento e lo ottiene nella sede o nelle sedi desiderate o in quelle limitrofe», ha spiegato Stefania Giannini. Il ministro dell'Istruzione, che ha annunciato l'ingresso in ruolo di 32 mila insegnanti e lo sblocco di 10 mila assunzioni per il personale Ata, ha cercato di ridimensionare la portata del caso assicurando che «una quota inferiore al 10%, quella dei neoassunti, si sposta al di fuori della regione di residenza». In merito alle proteste, Giannini ha riconosciuto che «può capitare che ci siano segnalazioni di non corrispondenza tra quanto richiesto e quanto assegnato. Stiamo esaminando tutte le segnalazioni - ha concluso la titolare del dicastero di Viale Trastevere - garantendo agli insegnanti la possibilità di avere la migliore condizione possibile in modo che l'anno scolastico inizi regolarmente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA