Frena la produzione industriale
di Michele Di Branco wROMA Ai minimi termini dal 2015. L'industria italiana frena e occorre attaccarsi ai dettagli per trovare qualche motivo di consolazione. «L'indicatore evidenzia un ulteriore calo, seppur di intensità più contenuta rispetto alle flessioni degli ultimi mesi» registra l'Istat. Come a dire che la discesa dell'economia italiana sta rallentando. Secondo i numeri, l'indice destagionalizzato della produzione a giugno è diminuito dello 0,4% rispetto a maggio. Si tratta, appunto, della caduta tendenziale maggiore dal gennaio del 2015, quando aveva segnato -2,1%. Nella media del trimestre aprile-giugno 2016 la produzione ha registrato una flessione dello 0,4% nei confronti del trimestre precedente. Ma nella media dei primi sei mesi dell'anno, ed è a questo che bisogna aggrapparsi per non cadere nel pessimismo più cupo, la produzione è aumentata dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'indice destagionalizzato mensile presenta variazioni congiunturali negative nei raggruppamenti dei beni intermedi (-1,1%), dei beni di consumo (-1,0%) e dell'energia (-0,7%); una variazione nulla segna invece il comparto dei beni strumentali. A pesare sul calo dell'industria è stato il fattore autoveicoli. In crescita continua da due anni, la produzione ha segnato il passo con una flessione dell'1% rispetto allo stesso mese del 2015. È il primo dato negativo da maggio 2014, quando la produzione aveva segnato -3,7%: il dato tendenziale grezzo a giugno è pari al -1%. Il bilancio complessivo resta però molto positivo: la produzione degli autoveicoli nei primi 6 mesi del 2016, rispetto ai primi sei mesi del 2015, segna +8,3%. Entrando nel dettaglio, i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,3%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+1,4%) e della fabbricazione di prodotti chimici (+0,8%). Le diminuzioni maggiori nei settori dell'attività estrattiva (-19,2%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-7,0%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,8%). «C'è solo una cosa da fare - suggerisce la Cisl -: ridurre le tasse sul lavoro e sulle retribuzioni per dare forza alla ripresa dei consumi interni». Dati in chiaroscuro sul fronte lavoro. L'occupazione continua ad espandersi, ma nel secondo trimestre «si è osservato un aumento più marcato degli occupati dipendenti a termine (+2,6% rispetto al primo trimestre) e della componente indipendente (+1,1%) rispetto alla moderata crescita dei dipendenti permanenti (+0,2%)». Insomma, con il taglio degli incentivi sulla contribuzione, le aziende riducono il ricorso ai contratti stabili. Quanto all'inflazione l'Istat si mostra prudente. «Anche se potrebbe aver superato il suo punto di minimo - annotano gli analisti - prevalgono ancora attese per una evoluzione moderata». Bene invece le entrate fiscali che segnano nel semestre un +4,3%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA