Dieci parlamentari dem per il No

ROMA Dieci parlamentari Pd annunciano che voteranno No al referendum costituzionale. Con un documento molto duro non solo sulla riforma ma anche sulla linea del partito, che rompe la tregua tra i dem sulla consultazione d'autunno e apre uno strappo che potrebbe, ammettono fonti di minoranza, allargarsi nei prossimi mesi. Ma la linea non cambia, avverte Lorenzo Guerini: il Pd è per il Sì «senza se e senza ma». Non ci saranno sanzioni per i dissidenti, anticipa il vicesegretario. Ma non nasconde lo stupore: alcuni tra i sette senatori e tre deputati «avevano votato il testo in Aula». I renziani temono un'escalation interna: i dieci - è il sospetto - potrebbero essere una avanguardia e il numero dei dissidenti potrebbe allargarsi a settembre. Del resto i bersaniani e cuperliani continuano a invocare modifiche all'Italicum, come condizione per superare i dubbi sulla riforma di un pezzo di Pd. Tra i dieci parlamentari per il No al referendum si notano i nomi di esponenti della sinistra Dem ma anche di area bindiana: Paolo Corsini, Nerina Dirindin, Luigi Manconi, Claudio Micheloni, Massimo Mucchetti, Lucrezia Ricchiutti, Walter Tocci, Luisa Bossa, Angelo Capodicasa, Franco Monaco. Non si tratta, spiegano, di un «no al governo» ma del tentativo di dare voce ai dem che dissentono su una riforma che porta un «bicameralismo confuso» e un «procedimento legislativo farraginoso». C'è anche il No a un referendum che, inteso come «plebiscito», avrebbe come conseguenza un «partito unico di governo» (il partito della nazione), «posizionato al centro». Ma aggiungono che in caso di vittoria del No il governo non dovrebbe dimettersi. Per il Nazareno risponde il vicesegretario Guerini: esprime «rispetto» per il dissenso ed esclude provvedimenti contro i dissidenti Sul referendum il capogruppo di Si Arturo Scotto solleva il sospetto che il governo abbia messo da parte un «fondo» denominato «Boschi» da 1,5 miliardi da destinare anche al sostegno alla campagna per il sì. Un'accusa «fantasiosa» dovuta forse alla «calura estiva», replica il capogruppo Pd Ettore Rosato: non esiste nessun «fondo Boschi» ma un «Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, a disposizione della presidenza del Consiglio, le cui cifre sono note».