La curva del Como in massa al Fortunati, nonostante il fallimento

PAVIA Chi si aspettava di vedere ieri pomeriggio un Fortunati deserto da mettere depressione si è sbagliato. Eppure le condizioni alla vigilia di Como-Montecatini di Coppa Italia - giocata in via Alzaia per inagibilità del Sinigaglia, 3-0 il finale - c'erano tutte: i lariani retrocessi in Lega Pro e freschi di fallimento, decretato qualche giorno fa un po' a sorpresa dal tribunale; una gara non certo di grande appeal e nel bel mezzo dell'estate, quando ai seggiolini di uno stadio immerso nell'afa cittadina si preferisce volentieri una spiaggia o la montagna. E invece no, i tifosi del Como hanno seguito in buon numero la propria squadra al Fortunati, e anzi il crac (contro il quale il club ricorrerà) sembra aver alimentato le corde dell'appartenenza ai colori sociali: «Nel nome di Como, combattiamo!», esortava perentorio lo slogan esposto in curva. La curva sud, quella dei tifosi del Pavia era occupata in buona parte (circa quattrocento presenze) dai sostenitori del Como. Il fallimento, anziché un deterrente, è diventato così la molla per manifestare la propria vicinanza alla squadra (ma con un messaggio alla società: «La vostra coerenza, la vera sentenza») e sostenere l'idea - che la curatela fallimentare sta valutando - di giocare comunque il campionato di Lega Pro, al quale il Como è regolarmente iscritto. Anche la tribuna centrale è rimasta tutt'altro che sguarnita. E pensare che la Tim Cup l'avrebbe dovuta giocare anche il Pavia. Il minore dei rammarichi per una società abbandonata dai cinesi ai propri debiti e per la quale il futuro prossimo è il più incerto della sua storia recente. Pavia che condivide i colori azzurri proprio con il Como. Una società che si avvia al fallimento e una già dichiarata fallita, accomunate pure da quella canzone di Rino Gaetano che fa da inno, anche ieri diffusa dagli altoparlanti del Fortunati: «Il cielo è sempre più blu». Ora, però, per Pavia e Como sembra farsi plumbeo. (l.si.)